La rivoluzione di Hodgson e quella mancata di Conte


L’Inghilterra dell’ex Inter prima squadra a staccare il pass per Euro 2016. Italia, a un passo dalla qualificazione, ma attacco spuntato


Un anno e mezzo dopo il fallimento mondiale in Brasile, i tre leoni tornano a ruggire. Con un secco 0-6 ai danni di San Marino, l’Inghilterra è stata la prima nazionale a staccare il pass per la prossima rassegna continentale, da disputare in Francia dal 10 giugno al 10 luglio 2016. Un risultato frutto di sette convincenti vittorie in altrettante gare, con uno score di ventiquattro reti messe a segno e solo tre subite.

Hodgson, allenatore giramondo.
Hodgson, allenatore giramondo.

La selezione allenata da Roy Hodgson, c.t. in carica dal 2012 e mai messo in dubbio dalla Football Association nonostante alti e bassi, appare assai diversa rispetto la sua deludente versione del 2014. All’ombra del Cristo Redentore, i 23 scelti dall’ex allenatore di Inter e Udinese non avevano brillato, racimolando un unico punto in tre partite, messo a segno con il Costa Rica. Uno zero a zero dopo una doppia sconfitta per due a uno contro Italia e Uruguay, ovvero un disastro.

Fuori anzitempo dal Mondiale, come non accadeva dal 1958, con il termine ‘crash out’, tonfo, abusato dai principali media britannici, scatenati dopo l’eliminazione, con Hodgson, condottiero triste, sulla graticola e i giocatori spalle al muro, su tutti Frank Lampard e il capitano Steven Gerrard.

All’ironia per una spedizione extra large, che contemplava uno staff di 72 persone tra cui uno psicologo, un cuoco e un esperto per il manto erboso, si affiancava però anche la polemica per le mancate convocazioni di Ashley Cole e Michael Carrick a favore di calciatori di belle speranze ma, evidentemente, non all’altezza di un campionato del mondo.

Sabato scorso, trascinati da un Wayne Rooney autore di una tripletta, che lo affianca con 49 goal a sir Bobby Charlton, sono stati proprio i più giovani a regalare l’accesso anticipato a Euro 2016. Clyne (1991), Stones (1994), Shaw (1995), Shelvey (1992), Barkley (1993), Kane (1993), tutti ragazzi degli anni Novanta in campo contro San Marino, rappresentano il futuro dell’Inghilterra. Ross Barkley dell’Everton e il talento Luke Shaw del Manchester United, strappato al Southampton per 40 milioni di euro, gli unici presenti anche tra i 23 quattordici mesi fa.

Oltre il capitano Rooney, complici i ritiri dei già citati Lampard e Gerrard, gli unici a conservare il posto in squadra sono stati il portiere Hart, il difensore Jagielka e i centrocampisti Milner e Oxlade-Chamberlain. La rivoluzione di Hodgson ha coinvolto circa sei undicesimi della formazione base, con i più collaudati Cahill, Gibbs e Smalling destinati a essere impiegati contro avversari di altra caratura.

Theo Walcott, convocato già per i Mondiali 2006.
Theo Walcott, convocato già per i Mondiali 2006.

Discorso analogo per l’attaccante ex Liverpool Sterling, settimo trasferimento più caro di sempre, a riposo dopo le prime quattro gare di Premier League con la nuova maglia del Manchester City. Da segnalare, ancora sul fronte offensivo, anche il ritorno di un ‘veterano’, forte di 41 ‘caps’, vale a dire Theo Walcott, due volte in rete sabato.

Rinnovata sul piano umano, compatta e ordinata in un 4-4-2 che concede pochi rischi, la nazionale inglese si candida così alla vittoria dell’Europeo: un traguardo mai raggiunto in 145 anni di storia. Nelle ultime tre edizioni disputate (2000, 2004, 2012), l’Inghilterra non è mai andata oltre i quarti di finale, addirittura non accedendo al tabellone del torneo disputato nel 2008 in Austria e Svizzera.

In un quadriennio, gli inglesi hanno impattato contro l’Italia di Cesare Prandelli per ben due volte, uscendo sconfitti ai rigori e di misura sul campo. Vittorie che non hanno cambiato il destino del team azzurro, altrettanto alle prese con un rinnovamento post-Mondiale brasiliano non ancora concluso e, forse, più profondo.

Il nuovo commissario tecnico, Antonio Conte, ha continuato a puntare forte sul blocco Juventus, con Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Marchisio e l’ormai ex Pirlo al proprio posto, alternando nelle amichevoli Acerbi e Ranocchia come centrali e confermando Darmian e De Sciglio come terzini. Pasqual, rincalzo d’esperienza, ha invece sostituito Abate. Gli altri esperimenti portano i nomi di Bertolacci e Soriano, da rivedere in un centrocampo che ha già come punti fermi De Rossi e Verratti.

Le scelte più di rottura si concretizzano dalla trequarti in poi perché, con Balotelli, Cassano e Cerci al palo, Conte ha lanciato Eder, Gabbiadini e Pellè dal primo minuto, convocato l’altro oriundo Vazquez e richiamato El Shaarawy, ormai al cento per cento dopo vari infortuni, oggi al Monaco. Eppure l’attacco resta spuntato.

Pellé, autore del goal partita contro Malta.
Pellé, autore del goal partita contro Malta.

Poco convincenti le prove contro Malta e Bulgaria, risolte da due episodi che, però, sono ugualmente valsi sei punti in classifica, utili per mantenere la testa del proprio girone, con la Norvegia due lunghezze più sotto. La strana Italia del 2015 è a un passo dalla qualificazione e, come il glorioso passato insegna, a volte non serve cambiare del tutto pelle, perché le polemiche possono trasformarsi improvvisamente in applausi.