Piano UE: 70 mila rifugiati tra Germania, Francia e Spagna


Subito 31 mila richiedenti asilo a Berlino, 24 mila a Parigi e quasi 15 mila a Madrid. E Hollande insiste con la soluzione militare


Muri di Orban che si innalzano, nuovi muri di Berlino che ri-crollano, treni bloccati al confine, treni che ripartono. Poi, all’improvviso, la Germania di Angela Merkel tenta un cambio di rotta: potrebbe rendere più incisiva l’altalenante politica europea dell’accoglienza. Il messaggio che arriva dalla Cancelleria appare chiaro: questo è l’esodo di chi fugge dalla guerra, rifugiati, non migranti.

“Un modo per togliere alibi ad altri Paesi dell’Unione Europe che latitano”, questo c’è dietro il nuovo atteggiamento tedesco, secondo Alfonso Giordano, docente di geopolitica alla Luiss. Mentre si attendono le proposte del presidente dell’UE Juncker, il governo federale stanzia sei miliardi di euro per i richiedenti asilo e i rifugiati. Da Bruxelles sembra che a Germania, Francia, e Spagna sarà chiesto di accogliere oltre 70 mila persone (rispettivamente 31 mila, 24 mila e 14.931).
“Quella dei profughi verso l’Europa è un’ondata, ma non un’enorme ondata come i media vogliono farci credere”, aggiunge Giordano. “C’è anche una strumentalizzazione politica ben conosciuta su questo tema”. Ancora: per lo studioso è sbagliato parlare di emergenza migratoria, perché il fenomeno si è ormai trasformato in fatto strutturale: “I politici europei, parlo dei singoli Paesi e non dell’Unione, sono timorosi del giudizio dell’opinione pubblica. Quando raggiungono degli accordi a Bruxelles devono poi misurarsi sempre con il termometro del voto”. Il punto vero è dunque la mancanza di una politica estera europea. La colpa? È dei singoli Stati membri, per questo la Germania starebbe rispondendo con un nuovo corso di più ampio respiro.
Anche la Francia di Hollande sarà coinvolta nella nuova politica di accoglienza, ma il presidente francese è in una posizione difficile e ha annunciato voli di ricognizione in Siria, in previsione di possibili attacchi. Hollande deve fare i conti con le provocazioni di Marine Le Pen, che ha accusato la Germania di mirare a nuove forme di schiavismo con l’improvvisa apertura delle frontiere. Spiega ancora Giordano: “È evidente che la politica di integrazione francese non ha funzionato perfettamente. Era la politica del buon francese, gli episodi di terrorismo interno l’hanno fatta naufragare, comunque l’hanno profondamente minata. Inoltre c’è una questione demografica: mentre l’Italia e la Germania avrebbero bisogno di immigrazione, la Francia ha un tasso di sostituzione del 2,1 e quindi è perfettamente in equilibrio”.

Sebbene le responsabilità dell’Occidente rispetto al conflitto siriano che sta provocando i flussi migratori non siano comparabili con gli errori commessi in Libia, non c’è dubbio che al momento della “spartizione europea” del Medio Oriente siano stati compiuti molti passi falsi, a partire dalla sottovalutazione di alcuni movimenti islamisti fanatico-religiosi. Il vero nemico delle fazioni che si stanno contendendo il territorio in Siria (e in parte in Iraq) è l’Islam moderato.
Russia e Stati Uniti sembrerebbero d’accordo sulla necessità di un avvicendamento a Damasco, per mettere da parte Assad.  Però devono confrontarsi con l’unica potenza stabile dell’area, l’Iran, che potrebbe contrastare l’avanzata dell’Isis. Ruolo già in parte svolto da Teheran. Un “alleato” impensabile fino a due mesi fa, prima dell’accordo Usa-Iran sul nucleare.