“L’Italia viola i diritti, dovrà riconoscere le coppie gay”


La corte europea dei diritti umani si è pronunciata: violato l’articolo 8 della convenzione dei diritti umani. “Ora riconoscete le coppie dello stesso sesso”


88e53004713ac1faa4bab97b82076c1d2ad7415d3e0bdda0da9fad0bcf8a7b58_facebookLa corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha deciso: l’Italia ha violato l’articolo 8 della convenzione europea dei diritti umani e dovrà introdurre la possibilità del riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso. A fare ricorso al tribunale di Strasburgo, nel caso noto come “Oliari e altri contro Italia”, sono state tre coppie omosessuali italiane. La loro accusa: la legislazione italiana non permette il matrimonio gay, né alcun tipo di unione civile.

 

ARTICOLO 8 – Diritto al rispetto della vita privata e familiare 1. Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza. 2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui.

La Corte ha considerato che la protezione legale al momento disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo non provvede ai bisogni fondamentali di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è neanche sufficientemente affidabile”, ha detto la Corte nella sentenza.

In Italia al momento non esiste alcun tipo di riconoscimento per le coppie dello stesso sesso. Lo scorso 18 ottobre il sindaco di Roma, Ignazio Marino, aveva trascritto in un apposito registro i matrimoni contratti all’estero di 19 coppie omosessuali. La trascrizione dei matrimoni era però stata annullata poco dopo dall’ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. Il 9 marzo il tar si pronunciò a favore del sindaco di Roma: il suo atto, seppur simbolico, non era stato illegittimo. Secondo il tribunale amministrativo del Lazio, infatti, né il prefetto né il ministro dell’interno avrebbero potuto disporre l’annullamento delle trascrizioni nei registri comunali, solo un tribunale civile avrebbe potuto farlo.

Lo scorso 21 maggio invece, sempre al comune di Roma, sei coppie eterosessuali e undici coppie omosessuali hanno “celebrato” l’iscrizione sul registro delle unioni civili. Il registro delle unioni civili era stato istituito da una delibera consiliare dell’assemblea capitolina lo scorso 28 gennaio 2015. Al di là di qualche gesto simbolico che ha – solo – il merito di porre l’attenzione sul grande tema dei diritti dei gay, in Italia non è stato fatto molto. L’unico disegno di legge che affronta l’argomento, Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili, presentato nel marzo 2013 dalla senatrice del Pd, Monica Cirinnà, si trova adesso in corso di esame in commissione Giustizia al Senato.

In Europa sono solo 7 i paesi che non hanno all’interno del loro ordinamento nazionale alcun riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso. Oltre all’Italia figurano la Romania, la Bulgaria, l’Ungheria, la Lettonia, la Lituania e la Polonia. Ecco la mappa dei paesi membri dell’Unione Europea in cui sono riconosciuti i matrimoni gay: in rosso i paesi in cui non è consentito, in arancione i paesi in cui esistono alcuni riconoscimenti ma non le nozze, e in verde i paesi in cui le coppie dello stesso sesso hanno gli stessi identici diritti delle coppie eterosessuali.