Libia: quattro operai italiani rapiti a Mellitah


Sono dipendenti della società Bonatti, specializzata nel settore “Oil and Gas”. L’agguato a Mellitah, dove parte il gasdotto diretto a Gela. Il ministro degli Esteri, Gentiloni: “Difficile fare ipotesi”


Quattro italiani rapiti in Libia, nella località di Mellitah, a 60 chilometri da Tripoli. Si tratta di alcuni lavoratori della società Bonatti spa, con sede a Parma. Come general contractor internazionale, l’azienda offre dei servizi di ingegneria, costruzione, gestione e manutenzione di impianti per l’industria dell’energia. E proprio a Mellitah, opera da anni per conto di Eni e Noc (National Oil Corporation) nel complesso di “Oil and Gas”. È da questa località costiera che parte il gasdotto Greenstream diretto a Gela, in Sicilia.

 

 

Secondo le prime ricostruzioni, i quattro lavoratori (di cui non non  stata resa pubblica l’identità per motivi di sicurezza) sarebbero stati rapiti nella notte tra il 19 e il 20 luglio. Al momento, a occuparsi del caso è l’unità di crisi della Farnesina che si mantiene in contatto costante con i familiari, mentre la procura di Roma ha aperto un fascicolo per “sequestro di persona a scopo di terrorismo”. La permanenza sul territorio libico era stata sconsigliata dal ministero degli Esteri, già nei mesi scorsi dopo la chiusura dell’ambasciata italiana in Libia, il 15 febbraio. Era stata segnalata una situazione di grande difficoltà, per cui tutti i connazionali erano stati invitati a lasciare il Paese.

Le ipotesi sul tavolo

“Stiamo lavorando con l’intelligence”, ha spiegato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, precisando che, per quanto riguarda gli autori del rapimento, “è sempre difficile dopo poche ore capire natura e responsabili”. Si tratta di una “zona in cui ci sono dei precedenti – ha aggiunto – e dobbiamo concentrarci per ottenere informazioni sul terreno”. È, comunque, “infondata”, secondo Gentiloni, l’ipotesi di un rapimento come forma di ritorsione contro l’Italia, per il suo appoggio in sede Onu a un Governo di unità nazionale in Libia. Proprio domani, il Ministro incontrerà alla Farnesina il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la Libia, Bernardino Leon.

Tra le altre ipotesi, c’è quella del sequestro da parte di alcune tribù locali. A parlare di questa possibilità è il corrispondente di Al Jazeera a Tripoli che cita delle fonti militari. “Quattro italiani rapiti in Libia potrebbero essere stati sequestrati da miliziani armati vicini a Jeish al Qabali, l’esercito delle tribù, ostili a Fajr Libia, Alba della Libia”, ha affermato il giornalista. La zona del rapimento, fino a poco tempo fa, era teatro di scontri tra milizie tribali.

Bonatti spa

La società, specializzata nel settore dell’energia, è stata fondata a Parma nel 1946. Conta circa 6.000 dipendenti che operano in 16 nazioni (tra cui molti scenari complicati): Algeria, Austria, Canada, Egitto, Francia, Germania, Iraq, Italia, Kazakhstan, Messico, Mozambico, Romania, Arabia Saudita, Spagna, Turkmenistan e Libia. In quest’ultimo Paese, la Bonatti è attiva dal 1979, anno in cui stipulò un primo contratto con Agip. Oggi, la società è contractor, non solo dell’Eni, ma anche di altre compagnie petrolifere tedesche, francesi e spagnole. Al momento, nell’area si trovano circa 300 dipendenti. In questi anni, l’azienda ha lavorato ininterrottamente, ad eccezione del 2011, quando, durante la rivoluzione contro Gheddafi, tutto il personale non locale fu evacuato dal Paese.

Italiani rapiti nel mondo

Con il rapimento dei quattro dipendenti italiani, sale a 5 il bilancio dei connazionali rapiti nel mondo. Dopo la liberazione del medico catanese, Ignazio Scaravilli, il 9 giugno scorso, non si hanno ancora notizie di Padre Paolo Dall’Oglio. Del missionario gesuita si sono perse le tracce in Siria, dal luglio del 2013.