Storia dell’arte offesa: quando il ‘restauratore’ è vandalo


Il 12 gennaio a processo gli ultrà che sfregiarono la Barcaccia. Dalle statue di Mosul alla Vergine Nera, i monumenti ‘dimenticati’ presi d’assalto


BarcacciaImpariamo l’arte e la mettiamo da parte. Saranno poi vandali, teppisti e ultrà a ricordarci l’inestimabile patrimonio di monumenti di cui disponiamo.

È cominciato oggi, 14 luglio, davanti alla V sezione penale del Tribunale di Roma, il processo contro i sei tifosi olandesi che il 19 febbraio scorso provocarono una serie di scontri nella Capitale, arrivando a danneggiare la Barcaccia di piazza di Spagna. Il giudizio è stato rinviato al prossimo 12 gennaio.

Gli ultrà sono accusati di concorso in resistenza e lesione a pubblico ufficiale. Ma è la lesione al patrimonio artistico italiano quella che ha fatto più scalpore. La fontana del Bernini, appena restaurata, il giorno del match di Europa League Roma – Feyernoord, si è trasformata in un cimitero di bottiglie e rifiuti, con scheggiature e scalfiture in diversi punti. Il mondo della cultura, le istituzioni, il Comune di Roma, i governi stranieri, tutti si sono indignati di fronte a uno scempio da 1,2 milioni di euro. Danni forse irreparabili.

Prima di essere presa d’assalto dai tifosi olandesi, il capolavoro seicentesco commissionato da Papa Urbano VII, primo esempio di fontana concepita interamente come un’opera scultorea, viveva all’ombra della più imponente e fotografata Scalinata di trinità dei Monti.

Di scempi di opere d’arte è piena la storia. Monumenti trascurati che tornano alla vita nel momento stesso in cui vengono sfregiati.

In genere, questo tipo di violenza caratterizza i periodi bui: i roghi nazisti dei libri, i vandalismi della Rivoluzione Culturale cinese. Distruzioni ideologiche o dovute al collasso dell’autorità pubblica.

buddha bamiyanI BUDDHA DI BAMIYAN – Il 12 marzo del 2001, i talebani distrussero i Buddha di Bamiyan, in Afghanistan. Le due enormi statue del Buddha scolpite nella roccia, erano le più alte del mondo. Risalenti al terzo secolo dopo Cristo, in molti non ne avevano mai sentito parlare fino a quando gli integralisti islamici non decisero di distruggerle con dinamite, perché “usate come idoli dagli infedeli”. Nel 2003 i Buddha vennero inseriti, insieme all’intera zona archeologica circostante e al paesaggio culturale, nella lista dei patrimoni mondiali dell’umanità dell’Unesco. Il 7 giugno 2015, i coniugi cinesi Zhang Xinyu e Liang Hong, hanno resuscitato i Buddha con un miracolo hi-tech. Grazie a dei proiettori d’avanguardia e a una spesa di 120.000 dollari, le statue sono state proiettate olograficamente sulle pareti dei siti originari.

In tempi più recenti, i vandalismi più sistematici, pianificati sotto la spinta di una precisa ideologia, sono quelli compiti dall’Isis nella “Mezzaluna Fertile”, culla di antiche civilità.

MosulLE STATUE DI MOSUL – In pochi sapevano dei tesori di Mosul, città dell’Iran, capitale dell’Impero Assiro, prima del video diffuso dallo Stato Islamico. Lo scorso febbraio gli uomini del califfato mettono in rete cinque minuti di immagini in cui devastano il museo dell’antica Ninive. Statue e manufatti vecchi di duemila anni vengono frantumati a martellate, ridotti in pezzi tanto piccoli che mai nessuno potrà ripararli.

LA STATUA DEI LEONI DI PALMIRA – All’inizio dell’estate, i miliziani hanno collocato mine ed esplosivi nel sito dell’antica città di Palmira, in Siria, non lontano da Aleppo. Le rovine della città romana sono considerate dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Tra i monumenti distrutti anche la Statua dei Leoni. Alta 3 metri, pesava 15 tonnellate, risaliva a 2100 anni fa. Oggi non ne resta nulla. Per molti, l’unica immagine che resterà è la foto dello scempio.

madonna_nera_czestochowa_polonia_08LA VERGINE NERA – Oggi è l’ISIS a distruggere opere e monumenti, ma i vandali non hanno un solo credo. La Vergine Nera di Częstochowa è una immagine della Vergine Maria di tradizione medioevale bizantina. È così cara al popolo polacco, da meritare a Czestochowa il titolo di “Capitale della Corona di Polonia”. L’icona è preziosa perché, secondo la leggenda, sarebbe stata dipinta da san Luca che, essendo contemporaneo alla Madonna avrebbe avuto la possibilità di dipingerne il vero volto. La sua fama però è legata a un folle che, nel 1430, deturpò il volto della Vergine a colpi di ascia.