Grecia, Varoufakis: “Alexis? È come il golpe colonnelli”


Tra le misure chieste dall’Eurogruppo, c’è la riduzione delle spese legate al personale militare. Ma anche il rapporto tra popolo ed esercito fa parte della storia della Grecia


TAlexis Tsiprassipras incassa un altro colpo. Ieri, dopo il vertice dell’Eurogruppo che ha imposto alla Grecia misure severissime per restare nell’unione monetaria, molti lo hanno descritto come una sorta di punchball. Oggi, ben lontano dal rifiatare dopo il lungo e difficile match europeo, il premier ellenico subisce l’offensiva anche da Yanis Varoufakis, suo ex braccio destro. 

“Le condizioni imposte dall’Eurosummit ad Atene sono paragonabili al golpe dei colonnelli del 1967. L’unica differenza, probabilmente, è che quel colpo di stato non andava a toccare le proprietà pubbliche che oggi sono invece richieste come garanzie per coprire l’insostenibile debito greco”.

Cita il golpe dei colonnelli, Varoufakis. Evoca una sorta di fantasma che, pur lontano nel tempo, aleggia da sempre tra le pieghe della storia del Paese. E che, a ben guardare, presenta anche qualche riflesso sulla crisi degli ultimi quattro anni.

Si pensi, ad esempio, al capitolo spese militari. Nel 1980, sei anni dopo la fine della dittatura militare dei colonnelli, la Grecia impiegava il 6,2% del suo Pil in questo settore. Il motivo principale era dovuto proprio alla grande influenza che le forze armate avevano sul Paese e al gran numero di impiegati nell’esercito e nelle attività legate alla difesa. Da qualche anno a questa parte, tuttavia, le spese militari hanno subito un taglio piuttosto drastico: dal 2010 a oggi, il peso specifico del settore è sceso fino ad arrivare al 2,2% del Pil. Si tratta, comunque, di cifre consistenti, superiori a quelle degli altri stati membri dell’Unione Europea.

Il punto è stato uno dei più discussi della trattativa tra Tsipras e l’Eurogruppo, con il leader di Syriza accusato di non aver fatto abbastanza per tagliare i costi sostenuti dal ministero della Difesa di Atene. Da Bruxelles veniva puntato il dito sull’alleanza di governo con Anel, il partito ultra-nazionalista e conservatore diretto da Panos Kammenos (attuale ministro della Difesa), che avrebbe imposto a Tsipras di non toccare le spese militari. In realtà, nei cinque mesi di governo e durante le trattative con le autorità europee, il premier greco ha più volte provato a ridurre i benefici di alcune lobby legate alla difesa del Paese.

Fece molto discutere, per esempio, un provvedimento proposto a febbraio di quest’anno: una vera e propria patrimoniale sugli armatori greci che, secondo una norma costituzionale, ancora oggi godono di particolari benefici fiscali. Inoltre, prima che le trattative con Bruxelles si arenassero (arrivando così al referendum del 5 luglio), Tsipras arrivò a proporre tagli fino a 400 milioni di euro (su un totale di 4 miliardi) proprio ad alcune forniture militari realizzate da case di produzione tedesca. La proposta venne bocciata sia dal Fondo monetario internazionale, sia dalla Nato.

Un taglio corposo delle spese militari – come vorrebbero le autorità europee – diretto al personale impiegato nel settore (e non alle infrastrutture) non farebbe altro che aumentare ulteriormente la disoccupazione, colpendo in maniera particolare i numerosi giovani soldati dell’esercito greco.

Corsi e ricorsi delle vicende di un popolo. La citazione del golpe dei colonnelli da parte di Varoufakis e le misure chieste a Tsipras sulla spesa militare del Paese dimostrano quanto l’attualità sia legata alla storia. E come quest’ultima sia costantemente dimenticata e sacrificata sull’altare del bilancio e dei conti.