Lo storico Niglia: “L’Europa non si cambia a furor di popolo”


“Nella politica di Tsipras c’è molta tendenza a rischiare, ma sono scommesse che hanno un impatto devastante. L’Unione Europea deve diventare più democratica, ma vedo il rischio del populismo con decisioni prese sull’onda emozionale”


La festa ad Atene in Piazza Syntagma dopo la vittoria del "no" al referendum
La festa ad Atene in Piazza Syntagma dopo la vittoria del “no” al referendum

Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker oggi ha detto: “Si vuole fare tutto il possibile per raggiungere un accordo con la Grecia, tenendo presente il fatto che l’eurozona è composta non da una democrazia, ma da 19 democrazie. Una democrazia non vale più delle altre. Bisogna tutelare anche gli interessi degli altri”.

Federico Niglia
Federico Niglia

Professor Federico Niglia, docente di Storia Contemporanea alla LUISS Guido Carli, cosa ne pensa: una democrazia non vale più delle altre?  “In linea di principio sono d’accordo. Questa idea greca di andare a modificare la governance europea a furor di popolo, minacciando con un referendum l’assetto dell’Unione, non è corretta. Anche altri Paesi potrebbero prendere delle decisioni in senso totalmente opposto, appellandosi al proprio elettorato. L’Unione Europea non funziona così. Sono delle democrazie che prendono le loro decisioni eleggendo delle autorità politiche. E queste, poi,  hanno il compito di negoziare con i rappresentanti di altre democrazie. Penso che la linea del governo greco porti su un binario morto, perché si basa sostanzialmente su un ricatto. Il grosso problema è un altro”.

Tsipras in tv dopo il referendum
Tsipras in tv dopo il referendum

Quale?
“Che la Grecia non abbia portato avanti quella serie di riforme strutturali che ne avrebbero fatto un Paese con indicatori di sostenibilità più forti. Chiedere ora di modificare la governance europea, dopo che queste cose non sono state fatte, mi sembra sbagliato. Anche se non sono un sostenitore strenuo dell’austerity, che a lungo andare non paga”.
Ma il meccanismo decisionale dell’Unione Europea è andato in corto circuito oppure no?
“Parzialmente. Questo perché l’Ue dispone di meccanismi per garantire la stabilità e combattere l’inflazione, ma non ha strumenti che possano favorire la crescita, che è quello di cui si sente maggiormente il bisogno. E il meccanismo di stabilità è stato comunicato in modo pessimo. A determinati Paesi, e non inserisco a pieno titolo tra questi l’Italia, è stato detto di fare delle riforme dietro cui non si è vista l’opportunità né di crescita né di stabilità a lungo periodo, e quindi di tutela del risparmio e dell’occupazione. C’è stato l’obbligo di doversi adattare a criteri che facevano comodo ad altri, segnatamente alla Germania”.

Angela Merkel
Angela Merkel

Germania che è stata egemonica?
“E’ certo che da questo assetto deriva la posizione egemonica della Germania, ma è anche vero che avere i conti pubblici sani e una continua attenzione alle spese è un principio corretto che va nell’interesse dei cittadini di ogni Paese”.

Dopo il referendum in Grecia c’è la possibilità che gli altri cittadini dell’Ue si sentano poco considerati e vogliano esprimersi anche loro sulle questioni più importanti?
“Non so se tutte le opinioni pubbliche europee andranno a chiedere i referendum, ma sono sicuro che chiederanno di partecipare di più. E’ giusto e corretto trasformare l’Unione Europea in un sistema più democratico. Ci troviamo però di fronte a un bivio: prevarrà lo spirito costruttivo o quello distruttivo, che dice “l’Ue non funziona, buttiamola a mare”? Una nuova era si può certamente aprire ma sono procedure faticose, per esprimersi validamente su un processo decisionale complesso come quello europeo bisogna essere preparati. Vedo il rischio che il populismo abbia molta strada, perché facendo leva sulla democrazia diretta si prenderanno decisioni sull’onda emozionale”.
Però Tsipras con il referendum ha giocato d’azzardo o la sua mossa è stata politicamente furba e calcolata?
“Mi sembra che nella politica di Tsipras ci sia molta tendenza a rischiare e a scommettere. Lo si è visto nei negoziati con la strategia del “bluff”. E ritrovo questa tendenza anche nel ricorso al referendum. Sono scommesse su temi che hanno un impatto devastante, e non so se questo sia un metodo di lavoro adatto per un governo europeo”.