Italia bocciata sull’istruzione. Peggio di noi solo la Grecia


La spesa pubblica italiana per l’educazione è dell’8%, al penultimo posto nella classifica Ocse. Tra gli stati più virtuosi Lettonia e Estonia


istruzioneL’Italia e la Grecia hanno molto in comune, ma in questo caso non è il cibo né la cultura: secondo il rapporto “Governement at a glanceUno sguardo sulla pubblica amministrazione” diffuso dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), tra i paesi sviluppati Grecia e Italia sono i peggiori per investimenti sull’istruzione. Il resoconto confronta i dati sulla spesa pubblica di 29 stati nel 2013.

Una scuola elementare in Islanda
una scuola elementare in Islanda

Nel nostro Paese, solo l’8% della spesa pubblica totale è stato destinato al sistema educativo. Non solo, dalle statistiche risulta anche che l’istruzione è la voce della spesa pubblica che ha subito più tagli dal 2007 al 2013, gli anni della crisi. Fanalino di coda la Grecia, con il 7,6%, cioè la metà della media Ocse. I paesi leader sono invece Islanda e Israele, che dedicano all’istruzione più di un sesto del budget statale, seguiti dalle repubbliche baltiche.

Ma in quali settori vengono impiegate le risorse italiane? Nel 2013, probabilmente a causa dell’alta disoccupazione, lo stato ha investito soprattutto sull’assistenza sociale-welfare (41,3%), sui servizi pubblici generali (17,5 %) e sul sistema sanitario (14,1%). Dati che contrastano con altre cifre dello stesso rapporto: Italia, Grecia e Ungheria sarebbero i paesi dove i cittadini a basso reddito hanno più difficoltà ad affrontare spese mediche.

L’Ocse mostra anche come sono cambiati gli investimenti nel corso del tempo: rispetto al 2007, in Italia è stata tagliata la spesa per i servizi pubblici generali, per la difesa e per gli affari economici. L’unica consolazione? Nel nostro Paese si investe sempre di più per la tutela dell’ambiente.