Buona Scuola, ultimo atto: alla Camera per il sì definitivo


Partito Democratico compatto dopo la fiducia al Senato. In piazza Montecitorio sit-in di protesta di insegnanti e studenti


Palazzo Chigi - Il ministro Giannini illustra le linee guida sulla scuolaIn Aula la riforma, in piazza studenti e professori. È il pomeriggio decisivo per la Buona Scuola: alla Camera è partita la seduta finale che renderà legge il disegno del governo. Dopo il voto di fiducia del 25 giugno al Senato, il passaggio a Montecitorio sarà poco più che una formalità: la minoranza interna al Pd, vero ago della bilancia per tutto l’iter legislativo, sembra seguire compatta la linea di partito.

Se in Aula, dunque, i toni saranno controllati, fuori dal Parlamento la tensione resta alta. Tutte le sigle sindacali hanno organizzato un presidio di protesta che resterà attivo per l’intera durata della discussione. Inoltre, sono numerosissime le associazioni spontanee, nate su Facebook o sugli altri social network, che hanno programmato flash mob: iniziative organizzate  in tempi rapidissimi allo scopo di manifestare il proprio dissenso. Loro, in piazza, sono arrivati già questa mattina alle 10.

Il terreno dello scontro tra governo e parti sociali riguarda la maggior parte delle novità della riforma. Innanzitutto la centralità della figura del preside-manager, sebbene il suo ruolo sia stato ridimensionato dopo la revisione del testo in Senato. In secondo luogo, la costante valutazione alla quale saranno sottoposti i docenti: una commissione mista, composta dal dirigente scolastico, da tre insegnanti e da rappresentanti di genitori e studenti, individuerà i professori “meritevoli” che potranno beneficiare di un aumento di stipendio. Nell’occhio del ciclone, infine, la possibilità per chi iscrive i propri figli alle paritarie di una detrazione fiscale che può arrivare fino a 400 euro all’anno.

Docenti sul piede di guerra anche per quanto riguarda le assunzioni. Il governo, nella Buona Scuola, ha previsto l’immissione in ruolo di 107mila nuovi insegnanti, svuotando la prima e la seconda fascia delle graduatorie a esaurimento. Gli altri aspiranti professori abilitati negli ultimi anni con Tfa e Pas (quasi 33mila), tuttavia, sono stati tagliati fuori dal piano di assunzioni della riforma. Per loro, il governo si impegna a bandire un nuovo concorso per titoli ed esami entro il 1° dicembre del 2015.

Tuttavia, da parte del premier Matteo Renzi e del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini c’è la volontà di continuare a dialogare con i manifestanti e con tutti gli addetti ai lavori anche dopo l’approvazione della legge. Il governo invita a concentrare l’attenzione anche sugli altri punti della riforma come lo stop alle classi pollaio, la card di 500 euro per l’aggiornamento professionale dei docenti e l’alternanza scuola-lavoro con tirocini mirati negli istituti tecnici e professionali.

Una possibile piattaforma di incontro sarà senz’altro rappresentato dal profilo Facebook del ministro Giannini. Ieri è stato reso visibile al pubblico attraverso un post che invitava al confronto sui temi della scuola e che si concludeva con l’hashtag #staytuned.

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