Grecia, Tsipras a Bruxelles senza un piano


Il premier, all’Europarlamento insieme al nuovo ministro Tsakalotos, avrebbe chiesto sette miliardi subito per evitare il default


parlamento-grecia-afp-U1017535365682F--672x351@IlSole24Ore-WebAlexis Tsipras vola a Bruxelles, ma in mano non ha le proposte annunciate nella serata di ieri. Il premier greco si è presentato al confronto con le istituzioni dell’Unione forte dei risultati del referendum di domenica e avrebbe chiesto 7 miliardi di euro subito per saldare la rata del debito con il Fondo Monetario Internazionale, in scadenza il 21 luglio. La mossa, insieme alla conferma della liquidità di emergenza erogata dalla Banca Centrale Europea, potrebbe scongiurare nell’immediato il tanto temuto default dello stato ellenico.

All’indomani della vittoria dei “no”, il Paese si è ritrovato a sorpresa senza Yanis Varoufakis, il ministro delle Finanze che fino a questo momento aveva guidato le trattative con l’Eurogruppo. Avanti, dunque, con il governo di Syriza, ma con un protagonista nuovo a tentare il dialogo con Bruxelles: Euclid Tsakalotos, il coordinatore dei negoziatori greci al tavolo Ue, infatti, ha giurato nella serata di ieri davanti al Parlamento di Atene. Nel tardo pomeriggio di oggi è atteso alla prima prova nella nuova veste di ministro: l’incontro con il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.

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Euclid Tsakalotos: per molti sarà lui il successore di Varoufakis

Bruxelles, infatti, potrà accettare o meno la richiesta di Tsipras di riformulare il debito greco, riducendolo o rivedendone le scadenze. Nel primo caso, il paracadute della Bce potrebbe garantire un aumento della liquidità d’emergenza per le banche di Atene: niente più file ai bancomat, dunque, pagamenti assicurati nel medio termine, stop alla fuga dei capitali. Nel secondo caso, invece, la prospettiva sarebbe quella di dover fare tutto da sé. La Bce smetterebbe di erogare denaro e la Grecia sarebbe costretta a battere moneta. Sembra improbabile un ritorno alla dracma; più concreta l’ipotesi dell’emissione dei cosiddetti “Iou”, da affiancare all’euro. Si tratta di “promesse di pagamento” fatte dallo stato ai dipendenti pubblici e ai pensionati: una sorta di “cambiale” che potrà essere convertita (in euro) al momento della sua scadenza.

Scongiurare l’uscita di Atene dall’euro è l’imperativo categorico dell’Unione Europea. Tuttavia, una soluzione di questo tipo “non sarebbe esclusa”, secondo il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, “se non si ricostruirà un rapporto di fiducia con la Grecia e se non ci saranno proposte chiare da parte di Tsipras”. Prospettiva, questa, che farebbe entrare i vari stati membri in un vero e proprio “terreno inesplorato”.

parlamento_strasburgoNiente a che vedere, del resto, con la situazione che i mercati europei si trovarono costretti ad affrontare nel 2011, all’alba della crisi greca. Questa volta, a limitare i danni ci saranno il quantitative easing (il denaro emesso dalla Bce lo scorso marzo), lo scudo anti-spread e una serie di riforme avviate nei Paesi più “a rischio contagio” come Italia, Irlanda, Spagna e Portogallo.

L’agenda, dunque, resta fitta d’incontri. In pochi credevano a un rifiuto alle condizioni proposte dall’Ue legittimato dalla volontà popolare. Ora le prossime 24 ore saranno fondamentali per redigere il piano B per salvare la Grecia e l’Europa.