Sbarchi, rissa “per motivi religiosi”: 12 cristiani in mare


Sarebbero stati gettati fuori bordo da 15 musulmani. I sospettati sono stati fermati. Sul gommone viaggiavano almeno 100 migranti


sbarchi-di-immigrati-clandestini-a-lampedusaUna rissa tra disperati finita male. Dodici cristiani sarebbero stati buttati in mare da 15 migranti musulmani, mentre viaggiavano su un barcone che li avrebbe portati in Italia. Uno scontro per motivi religiosi, scoppiato su un gommone partito dalla Libia per la Sicilia e arrivato a Palermo la scorsa notte: a bordo erano stipate almeno cento persone. I presunti aggressori sono stati fermati e rinchiusi nel carcere di Pagliarelli, dopo essere stati incolpati dai loro compagni di sventura. Avviata un’indagine per omicidio plurimo dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia.

I soccorsi sono partiti mercoledì notte: una volta raccolti tra le onde, i superstiti hanno raccontato la lite esplosa tra migranti di fede diversa. Vengono soprattutto dal Mali, dalla Guinea e dalla Costa d’Avorio. Forse l’esasperazione per un viaggio duro, per la fuga dal proprio Paese e per la mancanza di prospettive future. Gli agenti stanno cercando di ricostruire la dinamica dell’incidente, che descrive in maniera efficace la tensione che accompagna l’ondata di sbarchi. Un fenomeno in crescita in base agli ultimi dati. Le organizzazioni umanitarie contano circa 900 morti dall’inizio di quest’anno, una cifra più alta rispetto a quella registrata nello stesso periodo l’anno scorso: segno che la sostituzione di Mare Nostrum con l’operazione Triton è stata un fallimento.

“Mare Nostrum e l’operazione Triton sono due iniziative differenti: con la prima, diretta dalla Marina italiana, i militari intervenivano vicino la Libia; la seconda, invece, gestita dall’agenzia europea Frontex, si focalizza solo sul controllo delle frontiere. Per questo, agiamo solo nei pressi delle coste italiane”, spiega al Guardian Izabella Cooper, portavoce di Frontex. Un mandato diverso, ma che non si traduce in una riduzione delle operazioni di soccorso, precisa la Cooper:

“Dall’inizio del 2015 circa 18mila migranti sono arrivati in Italia. Almeno 16mila sono stati tratti in salvo mentre navigavano nel Mediterraneo: di questi, oltre 5mila dalle navi di Frontex”. 

Numeri significativi, ma che non si avvicinano al volume dei soccorsi realizzati dal governo italiano: circa 100mila superstiti di naufragi. Una differenza tra le due missioni che risulta ancor più chiara se si considerano le risorse a disposizione: quelle di Frontex ammontano a circa 2,9 milioni di euro al mese, meno di un terzo del budget messo a disposizione per Mare Nostrum.

Gli arrivi di queste ultime settimane fotografano chiaramente la tragedia dei migranti: da alcuni anni, ogni primavera, il Mediterraneo si trasforma ciclicamente in un cimitero. Stamattina al molo di Trapani sono arrivate altre 586 persone di origine subsahariana, siriana e forse palestinese. A bordo, anche i quattro superstiti del gommone partito da Tripoli martedì scorso e poi ribaltatosi: viaggiavano insieme a loro altri 41 migranti, tutti morti. Una sorte simile sarebbe toccata a 400 immigrati tre giorni fa, probabilmente annegati dopo il capovolgimento del barcone su cui navigavano.

Il dramma non si esaurisce in mare, ma arriva anche sul continente. In pochi giorni sarebbero sbarcati sulla Penisola almeno 100mila persone. “Un fardello enorme – ha riconosciuto il portavoce Onu Stephane Dujarric – che l’Italia sta portando per conto dell’Europa”. I nostri centri d’accoglienza sono pieni e l’esecutivo ha sollecitato le Regioni a predisporre nuovi rifugi. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni fa sentire la sua voce a Bruxelles: “L’impegno è al 90% sulle spalle della Marina italiana, ma l’emergenza non riguarda solo l’Italia. Bisogna dare più soldi all’operazione europea Triton in corso”. Il problema, fa notare il capo della Farnesina, deve essere affrontato alla radice: il nodo cruciale è rappacificare la Libia, da dove partono logori gommoni carichi di disperati. Un traffico di vite umane, che arricchisce organizzazioni criminali e formazioni terroristiche.