Papa: “genocidio armeno”. È crisi diplomatica con Turchia


Per il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, le “parole del Papa sono calunnie”. Per Gentiloni “toni Turchia ingiustificati”. No dell’Onu a commissione internazionale sul caso


papa8“La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite. La prima, quella che generalmente viene considerata come il primo genocidio del XX Secolo, ha colpito il vostro popolo armeno”.

Dopo queste parole, pronunciate da Papa Francesco domenica scorsa nella basilica vaticana, non si arrestano le polemiche tra Santa Sede e Turchia.

“Papa Francesco è argentino, il Paese che accolse i nazisti, gli autori dell’Olocausto degli ebrei, ecco perchè ha usato le parole ‘genocidio armeno'”. È la replica dura del ministro turco per gli affari europei, Volkan Bozkir, a due giorni dalle dichiarazioni. Inoltre, l’Argentina è il Paese in cui “la diaspora armena è dominante nel mondo della stampa e degli affari”, ha proseguito.

E la massima autorità religiosa islamica sunnita turca, il Gran Mufti Mehmet Gormez, ha difeso la reazione del governo di Ankara criticando a sua volta il Papa per le sue dichiarazioni “senza fondamento”, “ispirate da lobby politiche e ditte di relazioni pubbliche”.

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Mevlut Cavuysoglu,ministro degli Esteri turco

Le prime reazioni – Subito dopo le parole del Papa, il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva definito “inaccettabili” le frasi di Bergoglio affidando al social network Twitter la sua contrarietà: “Le dichiarazioni del Papa, che non sono fondate su dati storici e legali, sono inaccettabili”. Mentre in una nota aveva precisato che l’uso del termine genocidio rappresentava una “calunnia”. “È un concetto giuridico le cui rivendicazioni non soddisfano i requisiti di legge, anche se si cerca di spiegarle sulla base di una diffusa convinzione, restano calunnie”. E ha concluso: “la storia è stata strumentalizzata per fini politici”.

Il caso – Papa Francesco ha riconosciuto il massacro del popolo armeno (compiuto dall’Impero turco ottomano un secolo fa) durante la celebrazione, in San Pietro, del centenario del “martirio” armeno, concelebrata da Nerses Bedros XIX Tarmouni patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici e alla presenza del presidente della Repubblica di Armenia, Serzj Sargsyan. Ma il governo turco di Ankara non ha gradito la presa di posizione del Pontefice.

genocidio-armenoLa storia – Secondo gli armeni, tra il 1915 e il 1917, furono deportati e uccisi 1,3 milioni, tra vescovi, sacerdoti, religiosi, uomini, donne, anziani e perfino bambini. Per questo è stato istituito come giorno della memoria il 24 aprile di ogni anno. Eppure, nonostante il riconoscimento storico del fatto da parte della sottocommissione dei diritti umani dell’Onu nel 1985 , del Parlamento europeo nel 1987 e di una ventina di Paesi (tra cui l’Italia), le autorità turche non riconoscono l’uso del termine “genocidio”, ma ammettono solo che ci furono violente repressioni degli oppositori durante la prima guerra mondiale (con la morte fra 250mila e 500mila persone).

Il Papa, durante la messa celebrata alla Domus Santa Marta, ha ribadito che “la strada della Chiesa è la franchezza” e che “non ci sono alternative a dire anche le verità scomode”. Ma per il momento l’ambasciatore turco presso la Santa Sede, Mehmet Pacaci, richiamato in patria domenica scorsa per consultazioni, potrebbe non tornare in Vaticano prima delle elezioni politiche del 7 giugno in Turchia. E secondo il giornale Hurriyet, il governo di Ankara potrebbe anche decidere una sospensione della cooperazione culturale con il Vaticano. Non è escluso, inoltre, che questa crisi diplomatica possa favorire i voti nazionalisti al partito islamico Akp del presidente Erdogan.

La posizione dell’Italia – Il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni, che ieri aveva definito i toni usati della Turchia “ingiustificati”, oggi precisa che “la questione riguarda Turchia e Vaticano”. “Non è opportuno che il governo italiano dia una verità di Stato, non è compito dei governi stabilire cosa sia successo cento anni fa, spetta agli storici”, ha commentato invece il sottosegratrio alla Presidenza del consiglio, Sandro Gozi.

Il Palazzo di vetro a New York, sede dell'Onu
Il Palazzo di vetro a New York, sede dell’Onu

La posizione dell’Onu – Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha affidato il suo commento sulla crisi diplomatica alla portavoce Stephane Dujarric che ha definito il massacro degli armeni un “crimine atroce”, ma senza parlare di “genocidio”. La Dujarric ha concluso che il dibattito tra i Paesi proseguirà, ma l’Onu non istituirà una commissione internazionale sulla questione.