Napoli, avvocati sfondano vetrata Tribunale per fila a ingresso


Un gruppo di legali si è spazientito per la lunga attesa dovuta ai controlli di sicurezza. Due agenti della polizia penitenziaria sono rimasti feriti


Lunga coda all'ingresso del Tribunale di Napoli
Lunga coda all’ingresso del Tribunale di Napoli

Una vetrata sfondata e due agenti della polizia penitenziaria rimasti feriti. È quanto è successo al Palazzo di Giustizia di Napoli, dove ci sono stati attimi di tensione quando un gruppo di avvocati si è spazientito per l’attesa al metal detector. Alla base dell’incidente c’è la frustrazione per le lunghe file per entrare in Tribunale per via delle nuove disposizioni disposte dopo la strage di Milano in cui Claudio Giardiello ha ucciso tre persone.

Alcuni avvocati si sono recati davanti al Tribunale nelle prime ore del mattino sperando di accedere velocemente alle aule, ma era attivo un solo metal detector e i vigilantes controllavano gli ingressi in modo fiscale, aprendo borse e controllando tablet e smarphone. Un gruppo di legali, spazientito, ha bloccato via Grimaldi, dove si trova uno dei tre accessi al Palazzo di Giustizia, e ha successivamente tentato di sfondare il varco d’ingresso protetto da una vetrata, andata in frantumi. Due agenti della polizia penitenziaria sono stati feriti.

Dopo l’incidente il procuratore generale facente funzioni della Repubblica di Napoli, Francesco Mastrominico, ha consentito che gli avvocati possano accedere con la sola esibizione del tesserino e senza il passaggio per i metal detector. Oggi a Napoli la situazione è apparsa critica, con lunghe fila all’ingresso del Tribunale. Ma la stessa cosa sta accadendo in questi giorni in tante città.

Il Tribunale di Imperia
Il Tribunale di Imperia

Proseguono quindi le polemiche sulla sicurezza dei Tribunali dopo il tragico evento di Milano. Ieri a Imperia un avvocato di Torino, Carlo Mussa, è stato allontanato dal Tribunale. L’uomo aveva dichiarato all’ingresso del Palazzo di Giustizia di avere con sé un’arma ed aveva esibito il regolare porto d’armi. I poliziotti lo hanno tuttavia avvertito che non era possibile portare con sé la pistola ed hanno quindi preso in custodia l’arma facendolo passare. Dopo poco, però, è stato rintracciato nell’aula in cui si doveva svolgere il processo che lo vedeva come difensore dell’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone ed è stato accompagnato fuori dall’edificio.

A prendere la decisione è il procuratore capo Giuseppa Geremia, il quale ha parlato di “gesto improvvido” da parte dell’avvocato torinese. Il legale è stato così scortato fuori dal Palazzo di Giustizia, impedendogli di partecipare al processo e dovendo nominare un sostituto. Una volta fuori dall’edificio, gli è stata restituita l’arma. “Non si poteva assumere la custodia dell’arma – ha spiegato Geremia – non è un compito che debba essere svolto dalla polizia giudiziaria, o da qualcun altro all’interno del tribunale. Diciamo che sarebbe stato meglio se questa persona non se la fosse portata dietro”.