Tribunale Milano, preso l’imputato-killer. Tre i morti


Giardiello aveva tentato di fuggire in moto. Sarebbe entrato con un tesserino falso


Paura al Palazzo di Giustizia di Milano. Claudio Giardiello, imputato per bancarotta fraudolenta, avrebbe esploso 13 colpi all’interno del Tribunale. L’uomo è stato poi fermato dai Carabinieri di Vimercate in un centro commerciale e portato via in ambulanza a causa di un malore.

Tre le vittime: Il giudice fallimentare Fernando Ciampi, l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e Giorgio Erba, che era stato ricoverato al Policlinico per gravi ferite. Una quarta persona è ricoverata in condizioni serie a Niguarda e una quinta, un avvocato, è stato colpito da colpi di arma da fuoco ad una gamba e non è grave. Intanto il ministro dell’Interno Angelino Alfano si è recato al Palazzo di Giustizia insieme al prefetto, Francesco Paolo Tronca e al presidente della Corte d’Appello Giovanni Canzio.

LA DINAMICA – Giardiello, immobiliarista 57enne, avrebbe sparato nell’aula del terzo piano durante il processo che lo vedeva imputato per il fallimento dell’Immobiliare Magenta. Poi sarebbe sceso al secondo piano, uccidendo il  giudice Ciampi.

Dopo gli spari sono state chiuse tutte le uscite e sono stati fatti uscire i primi feriti e le donne. L’uomo intanto, si sarebbe barricato in un’aula del Palazzo di Giustizia. Sarebbe poi fuggito in moto, fino all’arrestato da parte dei Carabinieri.

VIDEO. Le Forze dell’Ordine inseguono l’aggressore. (Da Repubblica)

I DUBBI SUI METAL DETECTOR – Gli inquirenti stanno cercando di capire come l’uomo sia riuscito a entrare in tribunale armato senza essere bloccato dai controlli. Nella mattinata del 9 aprile un testimone aveva affermato che uno dei metal detector del Palazzo di Giustizia sarebbe stato rotto. Secondo quelle che, secondo l’Ansa, sono fonti ben informate invece, i dispositivi sarebbero stati tutti funzionanti.

La spiegazione del procuratore Edmondo Bruti Liberati è che l’uomo sarebbe entrato mostrando un falso tesserino da un ingresso laterale del Palazzo e dalla porta riservata all’accesso di magistrati, avvocati e cronisti.

LE TESTIMONIANZE – “Mi trovavo nell’aula a fianco, al terzo piano del tribunale sul lato che si affaccia su via Manara, quando abbiamo sentito 3 o 4 colpi di pistola”, ha raccontato l’avvocato Marcello Elia che ha poi aggiunto: “Nella nostra aula sono subito accorsi molti carabinieri, che ci hanno ingiunto di non uscire”.

VIDEO / 1. Parla il bibliotecario del Tribunale. (Da La Stampa) 

VIDEO / 2. Parla l’avvocato Agostino Crespi. (Da La Stampa)

LE REAZIONI – Così il Presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Abbiamo dato un mandato molto forte a fare massima chiarezza sulle falle del sistema che ci sono state, perché è impensabile e impossibile che si sia potuto introdurre un’arma in un tribunale. Non è la prima volta che accade ma deve essere l’ultima”.

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La zona attorno al tribunale

 

Il vice presidente del Csm Giovanni Legni sottolinea: “Sono in contatto con il Presidente della Repubblica, con i Capi degli Uffici Giudiziari di Milano e con i Consiglieri con i quali tra poco ci riuniremo per decidere sulle iniziative che l’Organo di governo autonomo della magistratura intraprenderà fin dalle prossime ore”.

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Il governatore della Lombardia Roberto Maroni ha sottolineato che quanto avvenuto stamani al Palazzo di Giustizia non è collegato ad Expo ma a una lacuna nel sistema di sicurezza e controllo del tribunale che va subito colmata.

L’Associazione Nazionale Magistrati ha specificato in una nota: “Si ripropone drammaticamente il problema della sicurezza all’interno dei luoghi in cui quotidianamente si lavora per l’affermazione della legalità. l’Anm chiede con forza che si provveda all’adozione di misure urgenti”.