Il sogno di Zuckerberg: internet gratis per tutti


Interet.org è il progetto ideato da Facebook per connettere alla rete i due terzi dell’umanità che sono ancora “off-line”. Ecco spiegato come…e perché


Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg

È dal 2013 che il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg insegue un sogno: arrivare a connettere a internet il mondo intero senza spese per gli utenti. Studi effettuati negli anni da un think-tank creato ad hoc, il Facebook Connectivity Lab, hanno rilevato che “solo” 2 miliardi e 700 milioni di persone hanno accesso a internet, poco più di un terzo dell’umanità. Pare che a Zuckerberg non basti più essere il giovane più ricco del mondo, ora vuole passare alla storia.

Le connessioni disponibili nel mondo
Le connessioni disponibili nel mondo

Il progetto – Si chiama internet.org l’iniziativa guidata da Facebook con l’obiettivo di far incontrare leader nel settore della tecnologia, organizzazioni no profit e comunità locali al fine di connettere i due terzi di popolazione mondiale che non dispone dell’accesso a Internet. La prima domanda che i ragazzi del Connectivity Lab si sono posti è: “Perché non ci sono più persone connesse?”

Ecco le conclusioni a cui sono arrivati:

  • I dispositivi sono troppo costosi
  • I piani tariffari sono troppo costosi
  • Le reti mobili sono poche e distanti tra loro
  • Il contenuto non è disponibile nella lingua locale
  • Le persone non sanno quale impatto sarà esercitato da Internet
  • Le fonti di energia sono limitate o costose
  • Le reti non riescono a supportare una grande quantità di dati

Semplificando si possono ordinare le questioni principali in due classi:

  1. Per determinati motivi, i costi per accedere a internet sono troppo elevati
  2. Mancano le infrastrutture, e questo perché gli operatori non possono o non vogliono investire
L'applicazione "internet.org"
L’applicazione “internet.org”

Come aggirare il problema dei costi – In realtà Facebook ha già fatto qualcosa per abbattere i costi di connessione a carico degli utenti. In alcuni paesi del terzo mondo e paesi emergenti, i più esclusi da internet e allo stesso tempo i più poveri, Zuckerberg ha già stretto accordi con gli operatori locali per garantire l’accesso gratuito a internet. L’assunto parte da una constatazione: più dell’85% della popolazione mondiale vive in zone coperte dalla rete internet, ma solo il 35% vi si connette effettivamente. Il prezzo della connessione e la mancata consapevolezza dei vantaggi dell’essere connessi sono barriere significative all’accesso a internet. Per ovviare questo problema Facebook ha lanciato l’applicazione di internet.org per rendere internet accessibile a più persone offrendo alcuni servizi gratuiti di base, tra cui, ovviamente, Facebook stesso. L’app è già attiva in Ghana, Kenya e Zambia per i clienti Airtel, in Colombia e Tanzania con l’operatore Tigo e per i clienti Reliance in India. Per darvi un’idea, un cliente Airtel in Zambia può connettersi gratuitamente a:

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Un drone, a energia solare, che vola a circa 20 Km di altezza sarebbe perfetto per coprire un’area grande quanto una città e mediamente popolata

Carenza di infrastrutture – È il secondo ostacolo, quello più grande tra Mark e la realizzazione del suo sogno. Si può scendere a patti con gli operatori telefonici, si può creare un’app disponibile per chiunque, ma non si posso lanciare satelliti o costruire antenne senza un esborso economico importante. Per questo motivo il Connectivity Lab sta già collaborando con partner come il Jet Propulsion Lab e l’Ames Research Center della Nasa e altri centri di ricerca aerospaziale. Sono al vaglio tutti i tipi di infrastrutture possibili per trasmettere e ricevere dati: droni, antenne, satelliti che orbitano a bassa o alta quota. Il sistema di equazioni per trovare il mezzo di trasmissione ideale si basa su tre variabili: quantità del traffico di dati richiesto, dimensioni dell’area da coprire, numero di connessioni da sopportare.

Schermata 2015-03-04 alle 17.16.29Come si vede nell’immagine a destra, un’antenna ancorata al suolo è capace di fornire una connessione molto potente ad un’area molto piccola: per questo è adatta a zone densamente popolate, come una metropoli. Man mano che la densità di popolazione cala, per rientrare nei costi, avremo bisogno di una copertura sempre più ampia, per esempio tramite un satellite, a scapito della potenza del segnale. La fisica insegna infatti che la propagazione delle onde radio o della luce segue una regola: la potenza di un segnale radio o luminoso si indebolisce tanto più ci si allontana dalla fonte. Se ci troviamo a “4 unità di distanza” dalla fonte, il segnale sarà 16 volte meno potente che alla “distanza 1”.

 

Trasmettere dati in maniera veloce. Ecco il Free Space Optics, la tecnologia che – applicata a un supporto (antenne, droni, satelliti) – può garantire una connessione veloce quanto la fibra ottica:

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Un progetto titanico, per qualcuno folle, ma che sicuramente nella visione di Mark Zuckerberg porterà i suoi frutti. Reporternuovo ha incontrato Francesco Rullani, docente di Management of Innovation all’Università LUISS Guido Carli, per capire quali sono i benefici che porterà Internet.org. “L’operazione mette insieme due universi – premette Rullani – : quello sociale e quello economico”.

Dal punto di vista sociale – “Internet.org – spiega Rullani – è un’iniziativa che sicuramente porta a Facebook il beneficio di essere vista come una compagnia che si occupa dell’accesso a internet in termini di distribuzione. Basti pensare che ci sono intere nazioni non connesse e che questa scarsa possibilità di accedere alla rete deprime la produttività di interi popoli. Quindi Internet.org è un’iniziativa dall’impatto sociale sicuro, perché aiuta a diminuire il digital divide, uno dei problemi fondamentali che si riscontrano a livello globale e anche nei singoli paesi. Basti pensare – aggiunge Rullani – che uno dei punti dell’agenda digitale italiana era proprio quello di diminuire il digital divide, in una paese come l’Italia”.

L’universo economico – “Facebook sta realizzando un’operazione molto intelligente – sostiene Francesco Rullani – perché offre la possibilità di accedere a internet, che è la conditio sine qua non per usufruire dei servizi che facebook stesso offre. Se ci pensate l’idea è molto lungimirante: fornire un bene complementare in modo tale che poi anche i consumi del proprio bene possano aumentare. Allora il buisness non sta banalmente nella fornitura del servizio, ma nel fatto di riuscire a costruire un sistema  che funziona laddove adesso non c’è niente. Per questo Internet.org – conclude Rullani – non è né sarà il core del business di Facebook, ma solo la porta d’entrata”.