Diventare foreign fighters contro l’Is, su Facebook si può


Bastano mille euro per volare dall’Italia a Sulaymaniyah city e arruolarsi. Sarebbero già 5 gli italiani sul campo


Immagine.Rojava
Rovaja, regione controllata dai curdi nel nord della Siria

Un contatto su Facebook, mille euro, circa 13 ore di volo e il desiderio di combattere lo Stato Islamico in Kurdistan.

Basta questo per diventare foreign fighters, combattenti stranieri su uno dei fronti caldi della guerra all’Isis, quello siriano, dove già si trovano le unità di protezione del popolo (Ypg) e migliaia di uomini e donne provenienti da tutto il mondo. A rivelarlo, al giornalista Antonio Iovane di Radio Capital, è un membro delle forze curde in Siria raggiunto attraverso il social network.

Da una semplice conversazione su Fb e dopo qualche ricerca, spiega Iovane, è possibile ricevere informazioni sulla situazione nella zona e accordarsi per la partenza e per l’addestramento sul campo. Il tutto senza commettere alcun reato, dato che il decreto antiterrorismo non riguarda coloro che combattono all’estero contro l’Is, ma solo chi lo fa con “finalità terroristiche”, con pene da 3 a 6 anni per chi supporta i foreign fighters e da 5 a 10 anni per i cosiddetti ‘lupi solitari’ che si “autoaddestrano” all’uso di armi ed esplosivi.

Così, l’aspirante “leone di Rojava” (dal nome della regione a nord della Siria controllata dai curdi) potrebbe prendere tranquillamente il primo volo per Sulaymaniyah city, nel Kurdistan iracheno, e da lì proseguire insieme ai combattenti dell’Ypg verso la base d’addestramento di Derek city in Siria. In tutto circa 13 ore di volo con due scali, al costo di mille euro, a cui si aggiungono altre 6 ore di viaggio, evitando la località di Mosul controllata dagli jihadisti del Califfato. “Ci saranno delle persone ad aspettarti. Ci occuperemo noi di tutto. Devi però prima mandarci una copia del tuo passaporto e, naturalmente, i riferimenti del tuo volo”, spiega l’uomo. “La situazione è molto buona. Combattiamo il Califfato per tutta la parte a sud del Rojava, ora”.

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Mappa dell’Iraq che mostra le città di Sulaymaniyah city e Mosul

“Ti porteremo in auto nella base di Derek city, in Siria, a 6 ore di viaggio e 460 chilometri. Lì c’è una speciale accademia per i combattenti occidentali“, spiega ancora il curdo dell’Ypg.

E dopo l’addestramento spetta al foreign fighter scegliere se combattere in prima linea sul fronte oppure restare dietro nelle retrovie. In ogni caso “non c’è possibilità che tu venga rapito. Di questo siamo sicuri. Facciamo in modo che le nostre unità non corrano quel rischio”, assicura l’uomo. Unica raccomandazione per gli aspiranti combattenti: non portare alcun effetto personale compreso il cellulare.

Non ha importanza essere uomini o donne, cinesi o americani. I combattenti arrivano da tutto il mondo e sono in tutto 50.000. Tra di loro ci sarebbero anche cinque italiani e “le unità di protezione delle donne formano un terzo del nostro esercito”.

Alla fine della conversazione, Iovane chiede cosa accadrebbe a un soldato straniero qualora decidesse di lasciare l’esercito: “Nessun problema, potrai andare via quando vorrai” è la risposta del combattente.

Le forze Ypg combattono gli uomini di Abu Bakr Al Baghdadi accanto alla resistenza curda del Pkk e ai peshmerga che difendono il nord dell’Iraq. La certezza del soldato è che “vinceremo, ma il prezzo sarà alto”. Quanto durerà il conflitto, invece, “nessuno può saperlo, sarà molto lunga”.