Spagna, guerra a Mediaset: tv spazzatura e “bavaglio”


Sui social network scatta la campagna di boicottaggio di Telecinco e Cuarto, emittenti del Biscione: ‘Jesus Cintora licenziato per motivi politici’


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È guerra contro Mediaset in Spagna. Gli internauti hanno invitato al boicottaggio di la Cuarta e Telecinco, le reti televisive del Biscione, dopo la decisione di licenziare il conduttore Jesus Cintora. Volto noto del talk show mattutino “Las manañas de Cuatro”, Cintora sarebbe stato rimosso per il suo orientamento politico, lontano dal Partido popular, che è al potere con il presidente Mariano Rajoy.

Una decisione che ha scatenato l’ira sui social network: #BoicotAMediaset è diventato un trending-topic in Twitter, dove sono stati conteggiati oltre 110 mila tweet nel fine- settimana. La rivolta del web è esplosa anche sulla piattaforma di petizioni online change.org: 65 mila le firme raccolta per chiedere la re-integrazione del famoso personaggio televisivo. Un appoggio di massa a una causa che per molti è difesa della libertà di stampa.

La decisione del colosso tv infatti è coincisa con l’approvazione definitiva giovedì scorso della già ribattezzata “ley mordaza”, legge bavaglio. Fortemente voluto dal ministro degli interni Jorge Fernández Díaz, il nuovo provvedimento per la sicurezza pubblica è stato condannato dall’opposizione perché servirebbe a ridurre la libertà di manifestazione. La strategia di guerra non si limita a boicottare le trasmissioni Mediaset. Il conflitto si combatte soprattutto sul fronte pubblicitario. Sui social è fatto divieto d’acquistare i prodotti reclamizzati su Telecinco e su la Cuarta: l’obiettivo è abbattere il gigante dei media ferendolo sul fianco economico. Le accuse contro l’emittente sono state rigettate dai vertici, fa notare il sito del quotidiano La Stampa: l’azienda ha risposto con un comunicato stampa in cui ribadisce che “non vogliamo formare, ma informare le persone”, e che “i presentatori devono trattare l’informazione in maniera obiettiva”.

Non è la prima volta che il popolo di internet si scaglia contro la tv berlusconiana. Già nel 2011 il giornalista Pablo Herreros fece chiudere il programma “La noria”, in onda su Telecinco, dopo aver rivelato che l’intervista alla madre di una delle persone coinvolte nell’assassinio di Marta del Castillo era stata comprata. Ancora, nel 2013, la piattaforma Hazte Oír aveva criticato il trattamento maschilista e discriminatorio che aveva ricevuto una concorrente del reality show “Campamento de verano”: una campagna di protesta su twitter costrinse 10 marche a rescindere i contratti pubblicitari siglati contro il Biscione.

Le critiche a Telecinco e Cuarto non investono solo il piano della libertà di informazione, ma anche quello culturale. Ascolti alti, guadagni pure: Mediaset regna nella penisola iberica. Ma la sua programmazione trash è riuscita a raggiungere vette mai viste prima. La trasmissione “Grande fratello vip” ne è stato l’esempio più evidente. La finale del concorso, in onda giovedì scorso, è stata seguita in oltre 5 milioni di case, ma ha sollevato anche forte biasimo su twitter: “Alimentando la tele-spazzatura, distruggi la tua cultura”, è stato l’hashtag che ha richiamato gli indignados alla rivolta. “Estamos quemando España”, stiamo dando fuoco alla Spagna, è lo slogan che appare in migliaia di cinguettii. Nei video postati sul web si vedono i libri di Cervantes, Quevedo e Valle Iclan andare in fumo: opere d’arte che rischiano di essere dimenticate per un tv che, purtroppo, non forma più.