Libia chiede intervento militare Lega araba, come in Yemen


Il premier libico Abdullah al Thani: “La Libia domanderà alla Lega araba un intervento per il ritorno della legittimità come quello in Yemen”. Proseguono i negoziati Onu


Il premier libico Abdullah al-Thani
Il premier libico Abdullah al-Thani

“Lo Yemen ha gli stessi problemi della Libia”. Dunque sì all’intervento della Lega araba anche nel paese nordafricano. Abdullah al-Thani, presidente del governo libico internazionalmente riconosciuto, ha annunciato che il Paese richiederà l’intervento arabo “per il ritorno della legittimità”. Al-Thani – che dovrebbe abbandonare la carica di presidente se i negoziati per un governo di unità nazionale avessero successo – lo ha dichiarato in un’intervista ad Al Arabiya Al Hadath, una tv della rete saudita.

Le dichiarazioni del leader libico seguono di pochi giorni l’approvazione di due risoluzioni sul dossier Libia da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu: la prima chiede un immediato cessate il fuoco ed estende di sei mesi la Missione di Supporto in Libia (UNSMIL), fino al prossimo 15 settembre. La seconda conferma l’embargo sulle armi imposto al Paese, nonostante le richieste del governo di Tobruk (legalmente riconosciuto) di cancellarlo, per poter combattere meglio il terrorismo. Ribaditi anche il congelamento degli asset finanziari e il divieto di viaggio nel Paese.

Al-Thani ha negato le accuse che vedono il governo di Tobruk contrario ai negoziati, dichiarando invece il suo pieno sostegno ai negoziati condotti dalle Nazioni Unite. L’inviato dell’Onu Bernardino Leon vorrebbe un esecutivo d’emergenza con un presidente del Consiglio super partes e un Consiglio di ministri indipendenti”, ma è alto il rischio che sia continuamente sfidato dalle milizie che si contendono il potere e le molte risorse della Libia.

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Bande armate legate alle oltre 140 tribù presenti nel Paese presidiano le diverse parti del territorio: si contendono il petrolio e gli asset dell’ex regime di Gheddafi. Mentre l’ex generale golpista Khalifa Haftar e la brigata di Zintan controllano il parlamento di Tobruk (est del Paese), la brigata di Misurata e le varie milizie di islamiste tengono in pugno i politici di Tripoli (ovest del Paese). Nei vuoti di potere si espande poi l’Isis. Solo nell’ultima settimana i jihadisti del Califfato hanno ucciso a Sirte cinque combattenti della 166esima brigata di Misurata. Un kamikaze tunisino dell’Isis si è fatto esplodere a Bengasi, colpendo a morte sei soldati di Haftar.

I prossimi a intervenire potrebbero essere quindi gli arabi, invocati dal presidente Al-Thani. Gli ultimi bombardamenti della coalizione Saudita nello Yemen, dove è intervenuta giovedì scorso, hanno ucciso 21 persone nell’area del campo profughi di Al Mazraq, nel distretto di Haradh. Lo si apprende dagli operatori umanitari impiegati nel campo, dove vivono più di 7mila yemeniti fuggiti dalle proprie case durante la guerra civile scoppiata nel 1994. L’obiettivo dei raid era quello di colpire una base militare nelle vicinanze.