Pena di morte: in Utah torna la fucilazione


L’esecuzione capitale continua ad essere diffusa in 30 stati americani, in Medio Oriente e in Cina. Impiccagione, decapitazione e fucilazione sono condanne ancora previste in tutto il mondo


 

Negli Stati Uniti la pena di morte è una pratica ampiamente diffusa: solo 20 dei 50 Stati la hanno ufficialmente abolita. Gli altri, invece, continuano ad applicarla, anche se l’unico reato per cui è prevista è l’omicidio, e solo nel caso in cui sia la giuria a comminarla.

Il dibattito sul tema è tornato attuale a causa della decisione dello Stato dell’Utah: la pena di morte era già prevista dall’ordinamento, ma il governatore ha firmato la legge che reintroduce il plotone d’esecuzione. Le ragioni della scelta: superare il boicottaggio delle case farmaceutiche europee, che hanno limitato la produzione delle sostanze contenute nel cocktail letale, proprio per impedire l’attuazione della pena di morte.

Lo Utah, infatti, ha otto uomini nel braccio della morte, ma ha fatto sapere di non disporre del mix di un anestetico, una sostanza paralizzante ed una che ferma il cuore per l’iniezione letale.

Non solo Stati Uniti, però. La pena capitale continua ad essere diffusa in molti stati mediorientali, africani e asiatici. In Europa, invece, è stata abolita.

GLI STATI – Sono 40, oggi, i paesi che continuano a praticare la pena di morte. Tra i grandi stati, il primato per condanne va alla Cina, con circa 6mila esecuzioni l’anno, per crimini che vanno dall’omicidio alla rapina, fino ai reati finanziari e quelli contro lo Stato. Tra i grandi paesi asiatici, anche l’India e il Pakistan continuano a prevedere la pena capitale, anche se il numero di condanne è progressivamente diminuito negli ultimi anni.

In Medio Oriente e in tutti i paesi arabi dell’Africa nord-orientale la pena di morte continua ad essere in vigore. Tra questi, il paese con il più alto numero di condannati è l’Arabia Saudita, anche se mancano dati ufficiali. In ossequio ad un’interpretazione rigida della Sharia, la legge islamica, è prevista in caso di omicidio, stupro e rapina, ma anche per adulterio, omosessualità e apostasia.

LE ESECUZIONI – Dai tempi della ghigliottina durante la Rivoluzione francese e dell’impiccagione in Inghilterra, l’esecuzione di una condanna a morte è uno spettacolo pubblico e scenografico.

Oggi poco è cambiato, sia dal punto di vista del metodo che della spettacolarizzazione. In Arabia Saudita, le condanne a morte vengono ancora eseguite nella pubblica piazza davanti alla moschea della città e i metodi di esecuzione sono tre: impiccagione, lapidazione e decapitazione con la spada, che continua ad essere il più diffuso. Secondo i pochi dati disponibili, infatti, la decapitazione è stata l’unico metodo utilizzato nel 2005. Unica eccezione è prevista per le donne, che possono scegliere di essere giustiziate con un colpo di pistola alla testa, per non essere costrette a togliere il burqa davanti alla folla.

In Cina, invece, le esecuzioni pubbliche sono state abolite, ma il metodo di esecuzione più diffuso rimane la fucilazione, che spesso viene eseguita collettivamente su più condannati.

In America, oggi, le condanne vengono eseguite principalmente utilizzando un’iniezione di farmaci letale, anche se è possibile che altri Stati seguano l’esempio dello Utah e reintroducano il plotone d’esecuzione.

I CONDANNATI ILLUSTRI – Nel Novecento, sono numerosi i potenti condannati a morte. In Europa, la fucilazione del leader comunista rumeno e presidente Nicolae Ceaușescu e della moglie Elena venne addirittura ripresa e resa pubblica. Era il 1989 e segnò l’atto finale della rivoluzione rumena.

Del 2006 è invece l’esecuzione pubblica del dittatore iracheno Saddam Hussein, condannato per crimini contro l’umanità. La sentenza è stata eseguita nella piazza principale di Baghdad, e le immagini dell’impiccagione hanno fatto il giro del mondo.

In Israele, oggi, la pena di morte è prevista solo per genocidio, crimini di guerra, crimini contro l‘umanità, crimini contro il popolo ebraico e tradimento militare. La sentenza di morte più famosa mai emessa da un tribunale israeliano è quella al gerarca nazista Adolf Eichmann, raccontata anche dalla filosofa Hannah Arendt, nel saggio “La banalità del male”.

Eichimann venne ritenuto colpevole di crimini contro l’umanità e fu impiccato, nella mezzanotte del 31 maggio 1962, in una prigione a Ramla. Il suo corpo, poi, venne cremato e le ceneri sparse nel Mediterraneo, al di fuori delle acque territoriali israeliane.