Scuola, Poletti boccia le vacanze italiane: “Troppi 3 mesi”


Meglio lavorare o fare stage, in ogni caso frazionare il riposo durante tutto l’anno. Gli studenti: “allucinante”. I presidi: “da anni chiediamo piani intelligenti per l’estate, ma non succede nulla”


scuolaCentri estivi o l’ozio nelle città deserte? Quando i ragazzi si tolgono gli zaini di scuola, inizia l’inferno dei genitori. “Un mese di vacanza va bene. Ma non c’è un obbligo di farne tre. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione. Serve un più stretto rapporto tra scuola e mondo del lavoro e questa è una discussione che va affrontata, anche dal punto di vista educativo”. Lo ha detto ieri il ministro del Lavoro Giuliano Poletti a Firenze al convegno sui fondi europei e il futuro dei giovani promosso dalla regione Toscana.

Lo stesso giorno che Matteo Renzi alla Luiss school of government ha assicurato che “sulla scuola l’Italia si gioca una delle chance di essere superpotenza mondiale”, Poletti ha rilanciato il dibattito sulla “buona scuola” con il tormentone delle ferie estive. Tre mesi di vacanze sono troppo lunghi per i ragazzi e problematici per i genitori che si trovano costretti a un gioco di incastri tra centri estivi, vacanze studio e nonni babysitter. “I miei figli d’estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse. Sono venuti su normali, non sono speciali”, racconta Poletti, convinto che durante le vacanze “per un ragazzino sarebbe assai più utile fare quattro ore di lavoro, invece di stare a spasso per le strade della città”. L’intervento è stato salutato da uno scroscio di applausi dei presenti al Palazzo dei Congressi.

In Europa, seguono il modello italiano solo Spagna e Finlandia, mentre Germania, Inghilterra e Francia hanno circa due mesi di vacanze estive ma più pause durante l’anno. La Germania spicca tra i paesi con meno settimane di vacanza: in estate è solo un mese.

La sortita del ministro ha scatenato la polemica. In prima linea si sono schierati gli studenti che definiscono “allucinanti” e “deliranti” le parole di Poletti. “Sembra voler invitare i giovani a lavorare d’estate, sottopagati e senza tutele, preferendo lo sfruttamento alla formazione”, afferma Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti. Senza dimenticare che molti giovani già si impegnano, spesso a nero, per pagarsi gli studi. La Cgil non nasconde il timore che il ministro del Lavoro, attraverso i decreti attuativi del Jobs Act, stia facendo “una riforma dell’apprendistato che dequalifica i percorsi formativi durante la scuola dell’obbligo”.

Il ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, ricorda però che “l’alternanza con il lavoro” è già stata discussa nel ddl sulla scuola: “fare esperienza di lavoro è utile non solo per diminuire la dispersione, ma anche per orientare le scelte di chi andrà all’università”. I più scettici rimangono i presidi: “Da anni, più o meno dai primi anni ’90, chiediamo che ci siano piani intelligenti per l’utilizzo della risorsa “scuola” durante l’estate”, spiega Mario Rusconi, vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi. “L’idea di utilizzare i locali durante le vacanze per corsi di sostegno e recupero, per la formazione -continua Rusconi- ci trova senz’altro d’accordo. Mi permetto di far notare, tuttavia, che Poletti è l’ennesimo ministro che si pronuncia sulla questione”. Tra sostenitori della vecchia scuola italiana ed europeisti che guardano al modello tedesco, la buona scuola accende gli animi senza però mai portare a un cambiamento.