Privacy, Cisa ok. Da aziende, dati privati al governo Usa


La Commissione Intelligence del Senato ha votato il Cybersecurity Information Sharing Act (14 a favore, 1 contro). I colossi americani potranno così fornire alla Nsa informazioni sugli utenti


usa securityPrivacy addio. Entro la fine del mese, il governo statunitense potrebbe entrare in possesso di nuove informazioni sulla vita privata dei cittadini di tutto il mondo. Quelle presenti nei database delle grandi aziende, da Google a Facebook, i cui utenti non potranno neppure fare ricorso in tribunale in caso di abusi. A consentirlo, il Cisa (Cybersecurity Information Sharing Act), provvedimento votato giovedì scorso alla quasi unanimità (14 contro 1) dalla Commissione Intelligence del Senato. E che tra pochi giorni potrebbe diventare legge federale.

Una riunione segreta, quella di giovedì. Obiettivo una nuova legge, che permetterà ai privati di fornire al Dipartimento per la Homeland Security i dati dei propri clienti “in maniera volontaria, non coercitiva, in base alle possibilità”.

Ricadute a livello internazionale. Abitano in tutto il mondo gli utenti di Microsoft, Hotmail, Facebook, Google e Messanger. Solo alcuni dei colossi statunitensi che diventeranno fonte del governo. Arriverebbero così alla Nsa (l’Agenzia Nazionale di Sicurezza) veri e propri identikit, utilizzati a “fini antiterroristici”, quindi senza pericolo di essere “difesi” in tribunale.

Inascoltata la Lettera al Senato del Centro per la Democrazia e la Tecnologia che, insieme a cinquanta associazioni e esperti, attacca la legge per quattro motivi. I primi due sono di natura più specifica: la raccolta dati non è motivata, non c’è garanzia di sicurezza nel loro trattamento. I firmatari della lettera, però, puntano il dito anche sulla mancanza di distinzione tra semplici cittadini e soggetti pericolosi. E soprattutto sulla libertà delle aziende di intervenire in modo autonomo su potenziali utenti pericolosi (il cosiddetto “hacking back“)