Milan rimontato e sconfitto: le tre ragioni della crisi


Subisce la quindicesima rimonta del 2015, manca un’identità di gioco e un vero leader della squadra. La panchina di Inzaghi, ora, è davvero in bilico


safe_image.phpFilippo Inzaghi incassa il gol all’ultimo minuto e alza gli occhi al cielo, nonostante il cappellino. È l’ennesima rimonta subita in questo campionato. Questa volta è la Fiorentina, con due reti di Rodriguez e Joaquin, a griffare il 2-1 e a ribaltare l’iniziale vantaggio di Destro. La panchina dell’allenatore rossonero continua a essere uno dei posti meno sicuri d’Italia, ma – per il momento – Inzaghi resiste.

È il suo Milan che sembra non avere più un’identità di gioco: un modulo (4-4-3) riproposto continuamente, nonostante non stia dando i frutti sperati; la scarsa personalità dei calciatori, alcuni completamente spaesati in mezzo al campo; l’ostilità di un ambiente che sembra non avere più la pazienza di aspettare. Il Milan, insomma, fatica a ritornare grande.

RIMONTE SUBITE – Quella di ieri sera contro la Fiorentina è una delle tante di questo campionato. Soltanto nel 2014-2015, le rimonte subite sono quindici e sono costate ben 21 punti alla squadra rossonera. Per dare un’idea, con l’aggiunta di questi punti, il Milan sarebbe secondo dietro alla Juventus capolista. Attualmente, invece, occupa stabilmente la metà della classifica, undicesimo posto, a distanza siderale dalla zona Europa League (dieci punti da Fiorentina e Sampdoria).

CHI E’ IL LEADER DELLA SQUADRA? – Di volta in volta, il ruolo di guida dell’undici rossonero viene affidato a Menez, De Jong o Montolivo. Ma quello che manca è la figura di un vero leader in grado di prendere in mano la squadra nei momenti di difficoltà. C’è un deficit di personalità, insomma, che a questi livelli può essere fatale anche per raggiungere gli obiettivi minimi.

INZAGHI, QUANTE INCERTEZZE! – Tanta buona volontà e grinta, pochi risultati. Inzaghi è il tecnico che, per storia personale ed entusiasmo, tutte le squadre vorrebbero avere. Ma l’idea di gioco, molto spesso, non c’è e le scelte tecniche risultano sbagliate nella maggior parte dei casi. I presunti screzi con Cerci, presentato come la perla del mercato di gennaio e poi relegato a un ruolo di secondo piano, rappresentano al meglio la confusione dello spogliatoio. Il buon primo tempo di Firenze – per ora – salva il tecnico, ma l’impressione è che si tratti di un’ultima chance per l’allenatore meno vincente dell’era Berlusconi.

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Per ora i numeri sono impietosi: il Milan ha vinto solo due delle undici partite disputate nel 2015 e non prende i tre punti fuori casi dallo scorso ottobre. Subisce troppi gol (34 in 27 partite) e soffre tantissimo sulle palle alte (sono 9 dall’inizio della stagione i gol di testa incassati da Diego Lopez). Appigli per ripartire se ne vedono pochi e potrebbe essere necessaria una rivoluzione. Magari, a cominciare da una svolta societaria: Bee Taechaubol, il tailandese che ha messo sul piatto più di 500 milioni di euro per comprare il Milan, osserva interessato.