Israele: il giorno del voto-referendum per Netanyahu


Urne aperte fino alle 22, ora locale. Il Likud del premier uscente Benjamin Netanyahu è dato secondo. Prima, nelle previsioni, l’Unione Sionista del duo Isaac Herzog e Tzipi Livni.


israele elezioniPer Israele, è il giorno della verità delle urne. Seggi aperti dalle 7 alle 22 ora locale, pronti ad accogliere sei milioni di elettori. Quelli che nelle prime cinque ore di consultazione hanno fatto registrare l’affluenza record del 25,6%, poi scesa fino al 36,7 delle 14 (nella scorsa tornata, a votare alla stessa ora era stato il 38,3% degli aventi diritto). Nonostante l’appello di Benjamin Netanyahu ai “suoi” elettori: “il governo di destra è in pericolo, gli arabi stanno andando in massa a votare. Portate alle urne i vostri amici, in modo da colmare la distanza tra noi e i laburisti” si legge sulla pagina facebook del candidato del Likud.

Certo è che questo election day in salsa israeliana è una giornata al cardiopalmo soprattutto per lui, il premier uscente Benjamin Netanyahu. Perché la domanda che accompagna fino al segreto delle urne gli israeliani lo riguarda da vicino: dopo sei anni, l’era di Netanyahu come primo ministro d’Israele è al capolinea o sta per ricevere nuova linfa e un’altra conferma? Perché se formalmente le elezioni anticipate di oggi puntano a dividere tra i 25 partiti in lizza i 120 seggi della Knesset, il Parlamento monocamerale, l’aria che si respira in Israele è quella del referendum sull’operato di un falco della politica come Netanyahu, leader del partito di centro-destra Likud e secondo solo al fondatore dello Stato Ben Gurion in quanto a lunghezza del mandato.

I primi exit poll verranno dati dalle tre reti tv nazionali a ridosso della chiusura dei seggi. E anche se per il risultato ufficiale dovremmo attendere fino al 25 marzo e all’annuncio del capo dello Stato Reuven Rivlin, il balletto di cifre è già iniziato.

A tenere banco sono ancora quelle delle previsioni: secondo i sondaggi, infatti, le lezioni di oggi segneranno la vittoria del blocco dell’opposizione di centro-sinistra Unione Sionista, capitanato dall’inedito duo Isaac Herzog e Tzipi Livni – entrambi avvocati ma, rispettivamente, leader del partito laburista Avoda – il primo –  e di quello liberale Hatnua – la seconda. Nella corsa ai 61 dei 120 seggi del Parlamento, quelli che garantiscono al vincitore la maggioranza, a guidare sarebbero proprio loro, con 24-26 seggi previsti. Staccando, di quattro postazioni, il Likud dello sfidante uscente. A tutti gli altri partiti – esattamente gli 11 che secondo le statistiche riuscirebbero a superare la soglia di sbarramento del 3,25% – il resto della torta. Circa 13 i seggi per la Lista araba unita – la coalizione guidata da Ayman Odeh, prima discesa in campo nella storia del paese per una lega araba; 12 seggi invece per i centristi di Yesh Atid dell’ex ministro delle Finanze Yair Lapid. Segue a ruota la destra nazionalista religiosa di Focolare ebraico, vicino al movimento dei coloni di Naftali Bennett. E poi, via via, la formazione di centrodestra Kulanu, i religiosi di Shas e l’altra lista non laica, quella di Uniti nella Torah. Parimerito a 5 seggi, infine, per la sinistra di Meretz e la destra nazionalista di Israel Beitenu, raccolta attorno alla figura dell’attuale ministro degli Esteri Avigdor Lieberman. 

La lotta è di quelle condotte sul filo del rasoio. Inasprita dalle dichiarazioni dell’ultim’ora. Come quella in calcio d’angolo di Netanyahu che ieri, poco prima del silenzio elettorale, ha giocato la carta dell’appello all’unità delle destra. Suggellata da una promessa: con il Likud al governo, non potrà mai esserci uno Stato palestinese. “Chiunque lavori per creare uno Stato palestinese o intenda ritirarsi dal territorio sta semplicemente cedendo territorio per attacchi di terroristi islamici contro Israele”, ha spiegato il premier chiudendo la via ad un’eventuale risposta della sinistra. E aprendo, invece, al partito pro-insediamenti del ministro dell’Economia Naftali Bennett, cui ha indirizzato la proposta di una coalizione di governo nazionalista. “Se i risultati delle elezioni parlamentari saranno quelli che mi aspetto, chiamerò subito il leader del partito Casa ebraica per formare un governo di unità”, ha dichiarato il premier uscente ai giornalisti che affollavano il seggio della scuola di Gerusalemme dove ha votato. Esclusa, così, definitivamente qualsiasi ipotesi di alleanza col fronte opposto, quello della rampante alleanza sionista di Herzog e Livni.

Da dove, però, spira ottimismo e positività. “Sarò il premier di tutti, per la destra e la sinistra, per i coloni, gli ultra-ortodossi, i drusi, gli arabi, i circassi, per il centro e la periferia, per gli studenti e gli anziani” ha dichiarato un Herzog sicuro di sé e delle potenzialità della coalizione di cui è il candidato premier. Perché, ha chiosato il laburista oggi ai seggi, «la scelta è tra il cambiamento e la speranza e la disperazione e la delusione». Di cambiamento e di un’opposizione che, finalmente, esce allo scoperto dopo i sei anni di premierato di Netanyahu parla anche l’altra leader della fazione sionista, Tzivi Livni, ribadendo un‘unione di intenti più che solida col “collega” Herzog. “Io ed Herzog siamo alleati. Il nostro obiettivo è di rimpiazzare Netanyahu, non la poltrona”  ha dichiarato dal seggio di Tel Aviv in cui si è espressa. E in cui – frugando i dubbi di chi teme che l’Unione Sionista possa raggiungere la maggioranza dei seggi alla Knesset ma si riveli incapace di costruire un’alleanza di governo – ha ripetuto di essere pronta a confermare la sua decisione di rinunciare all’alternanza per la premiership, in nome di un più agile formazione di una coalizione. 

Previsioni della vigilia alle spalle, sulle 18esime elezioni israeliane, il sipario è completamente alzato. A ricordare le puntate precedenti – oggi, in una breve dichiarazione alla stampa raccolta nella scuola  di Gerusalemme in cui ha votato – il presidente israeliano Reuven Rivlin. E il suo appello rivolto “a tutti i cittadini di Israele, non solo a partecipare alle elezioni ma anche a prendere il destino nelle proprie mani di fronte al futuro”.

In sei milioni di israeliani votanti – e non solo – a quel futuro oggi guardano. La risposta a tutte le loro domande è affidata alle urne dei seggi – quelle che, fino alle 22, accoglieranno le buste azzurre degli elettori. Dentro, il bigliettino con un codice da una a tre lettere legato al nome del candidato futuro premier e non a quello del suo partito. Insieme a molte domande e altrettanti dubbi.