Salvini: “Se vinciamo in Regioni rosse Renzi a casa”


Il leader del Carroccio a La Zanzara: “In Italia troppe zecche rosse. Tutti i centri sociali occupati vanno sgomberati”. E torna sulla polemica su Muntari: “Mio figlio gioca meglio. Balotelli? Gli invidio solo i soldi”


Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini
Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini

Un Matteo Salvini a tutto campo parla di presente e futuro del centrodestra e lancia la sua sfida a Matteo Renzi. “Se vinciamo in qualunque delle Regioni super-rosse, c’è qualcuno a Palazzo Chigi che il giorno dopo dovrebbe dimettersi e tornare al voto” ha affermato il leader del Carroccio, spiegando che la sua strategia è quella di “puntare di vincere in Liguria e Toscana” oltre che in Veneto.

E proprio sulla situazione della “Regione della discordia” il segretario della Lega vuole mettere un punto. “Il caso Tosi è chiuso” ha detto. E se lui “si candida, gli facciamo gli auguri ma poi sceglieranno i veneti fra i due competitori, che sono Zaia e la Moretti. Tutti i sondaggi dicono che Zaia è davanti”. In un discorso più ampio sul centrodestra italiano, Salvini non crede nella leadership di Silvio Berlusconi. “Bisogna guardare avanti, e Berlusconi leader del centrodestra sarebbe come tornare indietro”. L’ex cavaliere “può essere ancora importantissimo, ma io guardo avanti”.

Poco prima, durante il suo intervento al programma La Zanzara, in onda su Radio 24, il leader del Carroccio si era scagliato, con una prosa nostalgica, contro la sinistra. Nello specifico, Salvini ha affermato che “in Italia ci sono troppe zecche rosse” e ha raccontato di “due militanti della Lega aggrediti a Cagliari da una quindicina di zecche rosse, l’altro giorno io assediato a Genova. Sono quelli che si annidano tra i peli del cane e decidono chi è democratico e chi no. Tutti i centri sociali occupati illegalmente vanno sgomberati”.

Durante il suo intervento radiofonico, il segretario della Lega ha poi aggiunto che “L’antifascismo è una roba da libri di storia, una cosa superata. Come l’anticomunismo. Poi se andiamo a vedere i comunisti hanno ammazzato più persone dei fascisti”. Secondo Salvini bisogna svincolarsi dal passato e andare oltre: “Non tornerà né l’uno né l’altro, è un dibattito vecchio. Se un movimento di sinistra condivide le nostre battaglie parlo anche con quello, come con Casapound“.

E proprio su questo argomento il conduttore lo incalza, chiedendogli se non lo imbarazza che il capo del movimento di estrema destra si definisca un mussoliniano. “No, mi incuriosiscono come quelli che vogliono rifondare il comunismo. Alleati? Sono solo venuti a parlare, condividono alcune battaglie”.

Dalla politica al calcio, Salvini è tornato sulla polemica calcistica scatenata dalle sue affermazioni contro il giocatore del Milan Sulley Muntari, alle quale Mario Balotelli aveva risposto su Twitter. “Balotelli non è un modello di vita, è un maleducato, gli invidio solo i soldi” ha attaccato il segretario, che ha poi invitato di nuovo Muntari a “tornare in Ghana”. “Mio figlio giocava meglio di lui l’altra sera” ha detto Salvini. “È uno che in campo lavora male. Gli immigrati inseriti e che lavorano bene sono benvenuti”. Poi il “fischio finale”: “Io tornerei subito a tre stranieri, quando c’erano Gullit, Van Basten e Rijkaard”.