Ruby, da Berlusconi due milioni di euro alle olgettine


Fra i beneficiari dei versamenti non figura però Karima El Mahroug, che avrebbe incassato sei milioni, ma su conti esteri


RubyDue milioni di euro circa in cinque anni. Tanto è costato a Silvio Berlusconi “mantenere” fra il 2010 e il 2014 le ragazze protagoniste dei famosi party ad Arcore. Un flusso di denaro costante, che l’ex premier ha sempre giustificato come atto di “generosità“, ma finito al centro dell’inchiesta dei magistrati. Il processo Ruby si è concluso questa settimana con l’assoluzione definitiva dall’accusa di concussione e prostituzione minorile da parte della Corte di Cassazione. Ma due giorni dopo la sentenza, dagli atti della procura di Milano depositati al tribunale del riesame (due faldoni da circa 1.500 pagine) emergono ulteriori dettagli sulla vicenda. 

Grazie agli accertamenti sui conti bancari degli ospiti, i magistrati hanno ricostruito i bonifici riconducibili “in modo diretto o indiretto” a Berlusconi. E l’importo complessivo raggiunge esattamente quota due milioni e 150mila euro, fino ai primi mesi dello scorso anno. Fra i beneficiari di questi versamenti, però, non figura la grande protagonista che ha dato anche il nome al processo: Karima El Mahroug (anche nota come “Ruby Rubacuori“), la marocchina all’epoca 17enne che fu rilasciata dalla Questura di Milano in seguito all’intervento del premier, non è nell’elenco delle “olgettine” che hanno ricevuto denaro da Berlusconi. Secondo le rivelazioni di un suo ex avvocato, la giovane nordafricana avrebbe incassato una cifra vicina ai sei milioni di euro su conti esteri. Ma su questi movimenti non sono state trovate prove.

Agli atti, invece, risulta per tutte le “olgettine” di Arcore un ulteriore versamento, uguale per tutte: 25mila euro, come “buonuscita” al termine del periodo di relazione col premier. E in allegato una lettera di “congedo“, in cui Berlusconi spiegava alle ragazze di non poterle più aiutare, perché il suo atto di generosità era stato interpretato in termini negativi. E che per questo non avrebbero più ricevuto soldi, dopo quest’ultimo “regalo”. Una sorta di “Tfr”: un trattamento di fine rapporto, durato cinque anni e già lautamente ricompensato.