Tikrit, truppe irachene: “Liberato da Isis il 75% della città”


Le truppe irachene e i miliziani sciiti ieri hanno sfondato le linee difensive dell’ex roccaforte dell’Isis. Prossimo obiettivo, Mosul – la città da cui è partita l’onda jihadista


Schermata 2015-03-12 alle 14.41.48Nubi tossiche che si alzano da terra e rendono l’aria di Tikrit irrespirabile. Nella città in cui infuria la battaglia tra i jihadisti dell’Isis e le truppe iraniano-irachene di liberazione, l’orizzonte si macchia di arancione. E dei fumi colorati sprigionati da quelle che le autorità iraniane hanno definito bombe al cloro.

A innescarle, i miliziani dello Stato Islamico, in risposta all’avanzata dei 30mila uomini della coalizione “Mobilitazione popolare” verso il centro della città. Un’avanzata – da ieri – divenuta inarrestabile, che ha costretto i fedeli dello Stato Islamico a cedere terreno di fronte all’onda dell’esercito di liberazione. E a indietreggiare – riferisce il comandante di una delle milizie in campo – in almeno il 75% del territorio della città.

Il problema, però, è il resto – ancora nelle mani di circa 150 miliziani Isis. Militari iracheni e miliziani sciiti delle tribù iraniane, vanno così – insieme – alla riconquista di Tikrit, la città che diede i natali a Saddam Hussein e che, dopo l’espansione del Califfato, è diventato uno dei grandi centri dello Stato Islamico. Tikrit che accoglie un esercito che parla per metà farsi e per l’altra metà arabo: quello che le sta restituendo la libertà persa sotto l’egida dell’Isis.

Il percorso di liberazione delle truppe iraniano-irachene era partito dieci giorni fa dai sobborghi di al-Dour e al-Alam, nelle parti a nord e a sud della città e, da lì, si era allargato. Prima i due aeroporti, a Tikrit Est e Tikrit sud; poi la base militare Speicher e l’Università – nel nord. E, per concludere, l’ospedale militare nella zona di Qadisiyah, alla periferia della città. L’obiettivo, ora, è invece il cuore della città, centro di un avamposto di fondamentale importanza. Strategico sia per il progetto terrorista firmato dal Califfato che per la riconquista delle forze anti-Isis. Punto di riferimento dei sunniti in contrasto con il governo sciita di Baghdad, retto da Haidar al Abadi. Esattamente quell’opposizione che, la scorsa estate, aveva facilitato la fulminea espansione in zona dei jihadisti.

Proprio da Abadi, però, è arrivato l’impegno più forte alla liberazione di Tikrit. Con l’appello lanciato a inizio mese a Teheran per dare vita ad un esercito misto. E, ora, con la promessa che la liberazione operata anche dalle tribù sciite iraniane di una città sunnita non sfoci in nuove tensioni interconfessionali. Al Abadi, infatti, all’inizio dell’offensiva ha espressamente chiesto alle forze lealiste di non compiere violenze contro la popolazione civile – per evitare le atrocità di cui si erano macchiate nei mesi scorsi le milizie sciite anti-Isis in altre aree strappate al controllo dei terroristi neri.

A Tikrit, comunque, si continua a combattere. Le armi dell’Isis esplodono ancora i loro colpi nella zona meridionale e in quella occidentale della città, respingendo gli assalti delle truppe irachene, che si stanno muovendo sul campo senza essere sostenute dai raid aerei della coalizione internazionale capitanata dagli Stati Uniti.

Da dove, però, arrivano i primi commenti ufficiali. “L’Isis sta perdendo slancio e sta mostrando segni di spaccatura” ha commentato il segretario di Stato Usa John Kerry, accogliendo a Washington le novità sull’avanzata anti-Isis a Tikrit. Spingendo il piede sull’acceleratore dell’intervento militare di terra nei territori dello Stato e chiedendo anche al Congresso di votare parere positivo all’autorizzazione per l’uso della forza chiesta dal presidente Obama.

L’America sembra così preparare i muscoli per l’intervento armato. Quello che – nei progetti di liberazione – ha come obiettivo Mosul, la città da cui quest’estate era partita l’avanzata del Califfato. E a Mosul, guarda anche il capo dell’Antiterrorismo italiano, il prefetto Mario Papa, che dipinge lo stato retto da Abu Bakr Al Baghdadi come un’entità in crisi“Il prossimo appuntamento” ha sottolineato parlando dei piani futuri che interessano la regione “sarà Mosul, tra aprile e maggio. Se l’Isis perde Mosul per il movimento sarà un colpo pesante” Perché, poi, l’Isis non rappresenta più una minaccia granitica, monolitica. “Vi sono delle crisi interne al movimento – ha spiegato Papa – cominciano ad esserci scontri tra le popolazioni locali, i foreign fighters e i combattenti arrivati dall’estero”.