Nemtsov, Dadayev smentisce confessione: “È stata estorta”


Il racconto del sospettato alla Commissione diritti umani in prigione. Nuova pista sui responsabili lanciata da Novaya Gazeta


Boris Nemtsov
Boris Nemtsov

Continuano ad allungarsi le ombre sulla vicenda dell’omicidio di Boris Nemtsov. Zaur Dadayev, uno dei cinque sospettati, sarebbe stato torturato per estorcergli una confessione. La denuncia arriva da un componente della Commissione pubblica di controllo sui diritti umani dei detenuti, dopo la visita nel carcere di Lefortovo dove si trova Dadayev.

Ceceno, ex ufficiale di un corpo speciale della polizia del Paese caucasico, è stato incriminato come organizzatore ed esecutore, assieme ai suoi cugini Anzor e Shaqid Gubashev, dell’assassinio di Nemtsov avvenuto il 27 febbraio a Mosca, a poche centinaia di metri dalla Piazza Rossa.

Una tesi, quella che incolpa Dadayev, che aveva scatenato già le polemiche, che ora sono ulteriormente alimentate dalle parole del membro della commissione che ha incontrato il detenuto, Andrei Babushkin. Dadayev avrebbe anche smentito la sua confessione, secondo quanto riferito dai media russi. “Continuavano a gridare: hai ucciso tu Nemtsov? Io dicevo loro di no” ha raccontato.

“Ero con il mio compagno d’armi Ruslan Iusupov e mi hanno detto che se avessi confessato lo avrebbero lasciato andare” ha continuato Dadayev. “Ho detto di sì, ho pensato di salvarlo, volevo arrivare a Mosca vivo, altrimenti mi poteva capitare quello che è successo a Shavanov. Dicono che lui si sia fatto esplodere con una granata”. Dadayev si riferisce a uno dei sospettati dalla polizia che si è ucciso mentre era accerchiato nel suo appartamento a Grozny.

“Pensavo che mi avrebbero portato a Mosca e che avrei potuto raccontare tutta la verità in tribunale. Ma il giudice non mi ha dato neppure la possibilità di parlare” ha detto Dadayev. “Ho combattuto il crimine e protetto gli interessi russi per undici anni e non mi è stato consentito di parlare perché non ho avuto tempo di studiare il codice penale. Ma chi può provare che sono innocente?“. Poi un dettaglio importante: “Il 28 febbraio mi hanno congedato. In una settimana mi sono ritrovato da eroe a criminale pericoloso”. Forse un dato utile per un possibile alibi.

Anche un altro dei sospettati, Shagid Gubashev, ha raccontato di aver subito violenze. “Ero con mio fratello in Cecenia. Ci hanno detto che avevano fermato nostro cugino Dadayev in Inguscezia e siamo andati a vedere cosa gli fosse capitato” ha dichiarato. “Appena siamo entrati a Magobekh siamo stati fermati, ci hanno incappucciato senza spiegarci nulla, ci hanno portato in un locale e hanno cominciato a picchiarci. Ci hanno chiesto di dire che siamo stati noi ad uccidere Nemtsov”. Il Comitato investigativo del caso Nemtsov ha annunciato che interrogherà Andrei Babushkin e la giornalista Eva Merkaciova per “chiarire i motivi che li hanno spinti a interessarsi delle circostanze della causa penale e a pubblicare materiali sui mass media”.

Oltre alle dichiarazioni di Dadayev, c’è un’altra pista di indagini lanciata questa mattina da Novaya Gazeta. Il giornale di opposizione, nel quale lavorava Anna Politovskaja, accusa il “maggiore Ruslan” Gheremeiev, anche lui ex militare dello stesso battaglione di Dadayev, di essere l’architetto del delitto. L’uomo è imparentato con due politici russi, vicini al leader della Cecenia Ramzan Kadyrov, fedele al presidente Vladimir Putin. Il loro nomi sono Adam Delinkhanov e Suleiman Gheremeiev, e li fa su Twitter il blogger anti-Putin Alexey Navalny.

Delinkhanov, ex vicepremier del 2006, sarebbe secondo alcune fonti cugino di Ramzan Kadyrov, che lo avrebbe individuato come suo successore alla guida della Cecenia. Questo, secondo Novaya, sarebbe un collegamento: un favore fatto dal leader paramilitare ceceno al presidente russo. Ma le cose potrebbero essere più complicate: il giornale riferisce che i servizi segreti avrebbero informato Putin della situazione, descritta come una resa dei conti tra “siloviki” (uomini degli apparati di forza) federali e lo stesso leader ceceno Kadyrov. Secondo il giornale, i vertici dell’FSB, del ministero dell’Interno e del comitato investigativo avrebbero dei rancori nei confronti del leader ceceno e che starebbero spingendo Putin a scegliere tra loro e il suo luogotenente a Grozny.

Sempre secondo l’organo di stampa, il capo dei servizi segreti Aleksandr Bortnikov avrebbe riferito a Putin di una vera e propria lista di obiettivi degli assassini di Nemtsov, tra i quali Mikhail Khodorkovski, il magnate del petrolio che osò sfidare Putin, Alexiei Venediktov, il direttore di Radio Eco, e forse la star Tv Ksenia Sobciak. Una rivelazione che il portavoce di Putin, Dmitri Peskov ha definito alla stessa Radio Eco “assurda”.

Intanto il portavoce di Khodorkovski, che ora vive in Svizzera, ha postato un’inquietante foto su Facebook: una corona funebre comparsa davanti alla porta di casa dell’oligarca russo.