Processo Ruby, il pg: “Assoluzione Cav va annullata”


La Cassazione deciderà se confermare definitivamente l’assoluzione ottenuta in secondo grado, o se annullarla e ordinare un nuovo processo d’Appello. La sentenza è attesa già in giornata


“Tutto il mondo ci ha riso dietro, per l’episodio di Silvio Berlusconi che racconta al capo di gabinetto in Questura che Ruby è la nipote di Mubarak”. Questo è solo uno dei passaggi della requisitoria del sostituto procuratore Eduardo Scardaccione. La richiesta dell’accusa: annullare l’assoluzione di Silvio Berlusconi, pronunciata dalla Corte d’Appello.

Secondo Scardaccione, proprio i trascorsi di Berlusconi con la minorenne Noemi Letizia rendono “non credibile” che non fosse a conoscenza della minore età di Ruby, “mentre tutto il suo entourage ne era al corrente”. Quanto alla concussione, il sostituto pg ha sottolineato che Berlusconi è “una persona che ghiaccia il cuore e la mente di funzionari per ottenere un risultato indebito e illecito”. La telefonata al capo di gabinetto della Questura di Milano Pietro Ostuni ha quindi esercitato “una pressione irresistibile”.

Lapidarie le dichiarazioni invece del legale di Berlusconi Filippo Dinacci che, all’uscita dall’aula, ha dichiarato: “Per noi il ricorso è inammissibile e comunque che sia assolutamente infondato”.

L’ultima parola spetta ora alla Suprema Corte di Cassazione, che ha riaperto i fascicoli del cosiddetto “processo Ruby”, per valutare la legittimità della sentenza della Corte d’Appello di Milano. L’esito è atteso già nella serata di oggi.

I fatti accertati “si pongono al di fuori del perimetro di rilevanza penale tracciato dalla autorevole pronuncia delle Sezioni Unite sia con riferimento al reato di concussione che al reato di induzione indebita a dare o promettere utilità”. Questa la motivazione dell’assoluzione Silvio Berlusconi, il 17 luglio 2014.

Una sentenza opposta a quella dei giudici di primo grado, che avevano deciso per la condanna dell’ex Premier a 7 anni di reclusione e alla interdizione perpetua dai pubblici uffici per il reato di concussione per costrizione.

Due sentenze opposte, la seconda delle quali è stata definita dal procuratore generale Piero De Petris “illogica e contraddittoria”, fondate su due assunti opposti. Nel processo di Cassazione, la Suprema Corte è chiamata a valutare quale sia stata la correttezza dell’operazione logica compiuta dai due giudici di merito, nel collegare i fatti di causa.

Diversi gli esiti: da un lato la conferma definitiva dell’assoluzione, se venisse accolta la linea della Corte d’Appello; dall’altro l’annullamento dell’assoluzione, che porterebbe a un nuovo processo d’Appello.

I REATI – I reati contestati all’ex Cavaliere sono quello di induzione alla prostituzione minorile nel 2010 con l’allora diciassettenne marocchina Karima El Mahroug e quello di concussione, per la telefonata notturna  con la quale l’allora premier chiese al capo di gabinetto della Questura di Milano di affidare Ruby alla consigliere regionale Nicole Minetti.

Secondo i giudici del primo grado, l’imputato Berlusconi era pienamente al corrente della minore età di Ruby (elemento costitutivo del reato di induzione prostituzione minorile). Inoltre, la sua telefonata al capo di gabinetto aveva un evidente fine costrittivo, tanto da indurre il funzionario ad accelerare le procedure e affidare Ruby a Minetti, soggiacendo ad una “minaccia implicita di un male ingiusto”.

Opposte invece le motivazioni dell’assoluzione in Corte d’Appello. I giudici del secondo grado non hanno ritenuto che Berlusconi sapesse della minore età della marocchina e, soprattutto, hanno stabilito che la consegna di Ruby alla Minetti sia avvenuta sì dopo la telefonata dell’allora Presidente del Consiglio, ma che il del capo di gabinetto abbia agito spinto solo da “accondiscendenza incautamente accordata per timore riverenziale, o autoindotto, o mera compiacenza”.