Iran, 47 repubblicani sfidano Casa Bianca con una lettera


Una lettera di un gruppo di senatori prova a destabilizzare i negoziati sul nucleare iraniano. “Davanti il resto del mondo, l’America mostra unità”, il commento della Casa Bianca


Una lettera di sfida alla Casa Bianca. Quarantasette senatori del partito repubblicano hanno firmato un testo rivolto ai “leader della Repubblica islamica dell’Iran” circa l’accordo sul nucleare al centro dei negoziati in Svizzera, destinato a non durare oltre la fine del mandato di Barack Obama, cioè gennaio 2017.

John Kerry e Javad Zarif.
John Kerry e Javad Zarif.

In base ai negoziati precedenti, pronti a entrare in una seconda fase alla fine di marzo, l’Iran dovrà ridurre il suo programma nucleare in modo da non essere in grado di produrre una bomba in meno di un anno. Un patto destinato a rimanere in vigore per un decennio, nonostante i malumori del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

La lettera, un atto insolito, si pone perciò l’obiettivo di condizionare la politica estera impostata dall’amministrazione Obama e dal segretario di Stato John Kerry. I senatori dissidenti hanno così che “il prossimo presidente potrebbe revocare un accordo esecutivo con un tratto di penna e il futuro Congresso modificare i termini del patto in qualsiasi momento”.

L’iniziativa dei quarantasette rappresenta un’interferenza anomala in un negoziato condotto dal Presidente degli Stati Uniti con uno Stato straniero. “Da sempre le differenze interne si fermano al confine, davanti il resto del mondo l’America mostra unità”, il commento del portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest.

Il campidoglio, sede del Senato USA.
Il campidoglio, sede del Senato USA.

La dichiarazione più caustica arriva, invece, dal ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, perché definisce la lettera “propaganda”. “Temo che i senatori non conoscano la loro stessa Costituzione, perché se un prossimo Presidente cancellerà l’accordo avrà compiuto un atto illegale dal punto di vista internazionale”.

I democratici hanno criticato la lettera scritta dal senatore dell’Arkansas Tim Cotton, affermando che rischia di complicare gli sforzi in corso per il raggiungimento di un accordo sul nucleare di Teheran. L’unico problema per il negoziato resta, però, la potenziale ratifica parlamentare dell’accordo finale, oggi non ancora necessaria.