Italia-Russia, i rapporti difficili dell’economia


Gli ultimi dati evidenziano un calo degli investimenti in Russia a causa della crisi e delle sanzioni imposte al Paese. Intanto i magnati acquistano aziende e case nel Belpaese


430393_307374029322743_639135787_nLa crisi e le sanzioni contro la Russia fanno male non solo al Cremlino, ma anche all’economia europea e italiana. È questo il risultato delle ultime analisi sui rapporti economici tra Mosca e Roma, che sono stati oggetto di discussione nel vertice tra il premier Matteo Renzi e il presidente russo Vladimir Putin, in programma per oggi.

Durante la sua visita nel Paese, il premier ha incontrato gli imprenditori e dirigenti di azienda italiani operanti in Russia, tra cui Eni, Enel, Finmeccanica, Banca Intesa, Unicredit ed altre banche. “Gli diremo delle nostre preoccupazioni e gli chiederemo un cambio di passo” aveva dichiarato ieri uno dei capi d’azienda. “Le grandi opere non si fermeranno per la crisi. Se le commesse non avranno gruppi italiani, ci sono altri pronti a prendere il nostro posto”. Proprio sul Made in Italy il premier ha ribadito che i prodotti italiani “non sono soltanto un vestito o un paio di scarpe, ma un’idea di valorizzare il paese che paradossalmente trova i propri avversari dentro l’atavico vittimismo italiano”, aggiungendo che è necessaria una “rivoluzione culturale” per cambiare approccio.

Un incontro con quelle società italiane colpite da una doppia scure, che rende faticoso il lavoro in Russia: le sanzioni previste dall’Unione Europea a causa del conflitto in Ucraina e la grave crisi economica interna al Paese, soprattutto per quanto riguarda il settore energetico. Pochi giorni fa è stato confermato l’accordo sui flussi di gas tra Russia ed Europa, messi in crisi dai difficili rapporti tra Mosca e Kiev. In quell’occasione è stata ribadita l’intenzione di siglare un nuovo accordo sul pacchetto estivo di forniture della materia prima, ma si naviga a vista: l’incertezza resta alta.

 

Il Foro di Dialogo italo-russo, tenutosi pochi giorni fa a Milano, ha acceso i riflettori sui dati preoccupanti dei rapporti economici tra i due Paesi: 5,3 miliardi in meno di interscambi nel 2014, una contrazione del 17% rispetto all’anno precedente. Anche i dati Istat rivelano un calo dell’11% delle esportazioni italiane in Russia, pari a circa un miliardo e 300 milioni. I settori più colpiti sono quello automobilistico, che negli ultimi 4 mesi del 2014 ha perso il 45%, quello dei prodotti agricoli più del 2% e quello dell’abbigliamento il 15%.

Nonostante i rapporti difficili, l’invasione dei magnati russi in Italia non si arresta. I ricchi del Paese non acquistano solo immobili di lusso, ma si espandono sempre più nei vari settori dell’economia. Tra i vari nomi troviamo Oleg Deripaska, re dell’alluminio e proprietario di Eurallumina, società di Cagliari; Rustam Tariko, proprietario di Gancia, oppure Roman Abramovich, proprietario della squadra di calcio londinese del Chelsea, e Aleksandr Abramov hanno acquisito la maggioranza della Palini e Bertoli che produce lamiere acciaio.

LA MAPPA DEI MAGNATI RUSSI IN ITALIA (clicca sul pulsante a sinistra per visualizzare i nomi):