Israele, Netanyahu accorcia le distanze da Livni-Herzog


A 11 giorni dalle elezioni per il rinnovamento della Knesset, i candidati e gli scenari delle elezioni del prossimo 17 marzo


623987540Potrebbero giocarsi per una manciata di voti le prossime elezioni del Parlamento israeliano, le ventesime dal 1949. Mancano solo 11 giorni all’election day e i due partiti maggiori, Likud e Unione sionista, sono in sostanziale parità. Secondo i sondaggi elettorali la coalizione di centro sinistra guidata da Livni e Herzog, sarebbe in leggerissimo vantaggio. Potrebbe infatti ottenere 24 seggi, contro i 22 del Likud. Negli ultimi giorni però, dopo il discorso di Netanyahu davanti al congresso degli Stati Uniti, il distacco potrebbe essersi ristretto. Alcuni analisti danno il Likud a 23 seggi contro i 24 del centro sinistra.  Con molta probabilità si verificherà perciò uno scenario di sostanziale parità, con una difficoltà nel formare una maggioranza e di conseguenza il nuovo governo.

La composizione del Parlamento, la Knesset – È monocamerale ed è formato da 120 seggi. La maggioranza per governare è di 61 seggi. Nella scorsa legislatura a Likud sono andati 31 seggi e aveva trovato i suoi alleati di governo in Yesh atid con 19 seggi, Jew’s home con 12 seggi e HaTnuah con 6 seggi. La soglia di sbarramento che fino alle ultime elezioni era fissata al 2%, è adesso salita al 3,25%. L’intero Paese costituisce un’unica circoscrizione elettorale. Il sistema di rappresentanza è proporzionale. Il Primo Ministro sarà scelto dal Presidente dello Stato di Israele, Reuven Rivlin, tra i membri della Knesset che avranno più possibilità numeriche di formare un governo.

I motivi delle elezioni anticipate – Il terzo governo Netanyahu, dopo quello del 1996 e del 2009, era stato formato solo poco più di un anno prima, nel gennaio 2013. A scatenare la crisi di governo fu la spaccatura interna alla maggioranza sulla proposta di legge per definire Israele “Stato della nazione ebraica”. Sarebbe dovuta essere la Torah, la legge ebraica, la base del sistema legislativo israeliano. Pochi giorni prima di sciogliere la Knesset, il premier sollevò due ministri, quello delle finanze Yair Lapid e quella della giustizia Tzipi Livni, dal loro incarico di governo. L’8 dicembre scorso è stata quindi decisa la data delle elezioni anticipate del prossimo 17 marzo.

Schermata 2015-03-05 alle 16.06.20I candidati – Likud e HaBayit HaYehudi – Il leader di questa coalizione sarà il premier uscente, Benjamin Netanyahu, che si candida per la quarta volta. Likud è un partito collocato a destra su posizioni nazionaliste liberali e sioniste e si è alleato con il partito di estrema destra sionista religioso e fortemente nazionalista, il cui leader è Naftali Bennet, ex ministro dell’economia.

  • Unione Sionista (HaTnuah e HaAvodà) – È la coalizione tra il partito di Tzipi Livni, l’ex ministro della giustizia che nel 2012 fonda HaTnuah, e Isaac Herzog, leader del partito laburista. Questa formazione politica, su posizioni di sinistra progressista socialdemocratica persegue l’idea di un dialogo con i palestinesi. È su posizioni estremamente distanti dalla coalizione Netanyahu-Bennet. Se questa coalizione dovesse ottenere la maggioranza in parlamento, e di conseguenza la formazione del nuovo governo, i due leader si alternerebbero nel ruolo di primo ministro: i primi due anni di mandato a Herzog e gli ultimi due alla Livni.
  • Yesh Atid: è il partito fondato nel 2012 dall’ex giornalista Yair Lapid e diventato a sorpresa la seconda forza del Paese ottenendo 19 seggi. Il suo leader è stato ministro delle Finanze fino al dicembre 2014, quando Netanyahu chiese le sue dimissioni e qualche giorno dopo sciolse il governo e la Knesset. Fortemente in calo nei sondaggi, nella prossima tornata potrebbe non ottenere più di 12 seggi.
  • Yisrael Beitenu: è il partito laico nazionalista di destra fortemente anticlericale dell’ex ministro degli Esteri Avigdor Lieberman. Secondo i sondaggi potrebbe contare su 6-7 seggi. Il partito rappresenta soprattutto gli emigrati dell’ex blocco orientale. Dalle ultime elezioni ha deciso di rompere l’alleanza con il partito del premier per divergenze su politica, economia e sulla questione della Palestina.
  • Lista araba unita (Hadash e partiti arabo-ebraici minori): è coalizione di sinistra che fanno della risoluzione della questione palestinese la propria bandiera. È la quarta forza del Paese e potrebbe contare su 12-13 partiti. Dal momento che la soglia di sbarramento è stata innalzata al 3,25% è stato necessario per questi piccoli partiti coalizzarsi e correre insieme.
  • Tutti gli altri – Oltre alle maggiori forze del paese che correranno per ottenere qualche seggio anche Kulanu, Shas, Yahad (Ha’am Itanu), United Torah Judaism, Meretz, Aleh Yarok.

L’agenda della campagna elettorale – Netanyahu punta tutto sulla minaccia Iran, mentre i partiti di sinistra continuano a porre al centro del dibattito la questione palestinese, per la quale propongono la “soluzione dei due Stati”. Eppure la questione palestinese, un tempo centralissima nell’ultima campagna elettorale ha assunto sempre meno peso, lasciando il posto a temi di politica interna e di economia, tra cui il costo della vita crescente e il malcontento e la sicurezza.

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Gli spot elettorali 

Benjamin Netanyahu:

Naftali Bennet:

Victory 15 – E tra gli oppositori del premier uscente c’è anche il movimento Victory 15 che sta portando avanti una campagna contro la quarta rielezione di Netanyahu. I ragazzi non sostengono nessun partito in particolare, ma vogliono cambiare il governo del Paese, e l’obiettivo del gruppo è reclutare migliaia di volontari che ‘porta a porta’ convincano gli elettori ad andare a votare. Netanyahu ha denunciato il gruppo, sostenendo che la sua attività e i suoi finanziamenti siano illegali. Per pianificare questa “campagna elettorale al contrario” è stato chiamato Jeremy Bird, che nel 2012 creò la campagna per la rielezione di Barack Obama.

Il video di Victory 15: