Siria, guerra di scatti choc fra Isis e soldati governativi


I jihadisti defenestrano un ragazzo gay e ne mostrano le foto. Mentre i soldati siriani pubblicano su Facebook le immagini di teste mozzate e prese a calci come palloni


siriaUn macabro divertimento, immortalato in una sequenza di foto drammatiche. Quelle che mostrano teste di jihadisti dell’Isis staccate dal corpo e appese a un muro. E quelle, ancora più efferate, che raffigurano un soldato governativo siriano mentre ne prende a calci tre. “Teste di Daesh navigano nella sabbia di Shaer” recita la sprezzante didascalia che le commenta.

L’orizzonte reale è quello della provincia di Shaer, roccaforte filo-governativa della Siria centrale, patria di numerosi miliziani pro-Assad. Lo spazio virtuale è invece la pagina Facebook di “Notizie da Masyaf“, sito di informazione locale filo-regime che, a quegli scatti, ha dato risalto e visibilità mediatica. 

Viene invece dalla Siria nord-orientale, esattamente dalla città capitale del Califfato Raqqa, l‘ennesima storia di intolleranza e crudeltà. Protagonista un giovane di vent’anni, accusato di essere gay e di aver «commesso atti indecenti con un altro individuo di sesso maschile».  E per questo, legato, bendato alla meglio e buttato giù dal terzo piano di un palazzo della zona ovest della città, spinto da carnefici incappucciati di nero.

Schermata 2015-03-04 alle 18.03.01Immagini di grande impatto, che si colorano dell’ufficialità garantita dal fatto di essere state realizzate da Al Hayat Media Centre, la casa di produzione ufficiale dello Stato islamico. E foto che, oltre al momento del lancio, immortalano anche la folla raccolta ai piedi del palazzo per assistere alla scena. Quella folla su cui si è fermato l’obiettivo del gruppo di attivisti di “Raqqa is Being Slaughtered Silently”, che lotta contro il terrore di matrice jihadista dello Stato Islamico e contro l’assuefazione che la popolazione civile mostra di fronte a tali episodi.

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Episodi che, nel cuore siriano dello Stato Islamico, si ripetono a ritmi sempre più preoccupanti. Solo un mese fa, sorte identica era stata riservata a un omosessuale che, caduto ancora vivo a terra, era stato finito a colpi di sassi. Ma la cronaca ricorda anche il ragazzo lapidato nella provincia siriana di Aleppo e i due gay uccisi a gennaio – ancora spinti dalla cima di un edificio –  nella provincia settentrionale di Niniveh, in Iraq.