Messico: arrestato Omar Morales, boss dei Los Zetas


Operazione dell’esercito alle 4 di mattina. Storia e profilo del sanguinario gruppo che da 10 anni semina morte in tutta l’America centrale


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Omar Trevino Morales

Omar Treviño Morales, il leader del cartello della droga dei Los Zetas, è stato arrestato nello stato messicano di Nuevo Leon. L’operazione è avvenuta alle 4 del mattino con l’intervento della polizia federale e dell’esercito. Omar Morales, che portava il soprannome di Z32, era salito al potere della sanguinaria organizzazione criminale nel luglio del 2013, quando il fratello Miguel Angel, alias Z40, venne arrestato.

Le accuse in Messico per Omar Morales sono associazione a delinquere organizzata e detenzione illegale di armi. Negli Stati Uniti è accusato di traffico di cocaina tra i due Paesi. Per riuscire ad arrestare il boss del cartello le autorità messicane hanno offerto una ricompensa di 30 milioni di pesos per chi avesse aiutato la polizia ad arrestare il boss.

Un altro colpo all’organizzazione dei Los Zetas, uno dei gruppi più sanguinari e importanti della criminalità del Centroamerica, responsabile insieme agli altri cartelli di una vera e propria guerra civile che ha lasciato una scia di sangue di decine di migliaia di morti in più di 10 anni. La paura è che, come tutte le organizzazioni criminali, da una testa tagliata ne ricresca un’altra in fretta, soprattutto per un gruppo così radicato nel Messico e del narcotraffico mondiale, con una lunga storia di crimini efferati alle spalle.

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Fonte: Internazionale

Los Zetas nasce come gruppo paramilitare negli anni Novanta, costituito principalmente da disertori dell’esercito messicano e i Kaibilies, soldati d’elite del Guatemala. Il suo nome deriva dal fondatore, Arturo Guzmán Decena, il cui codice radio mentre faceva ancora parte dell’esercito era Z1. Le caratteristiche dei suoi membri hanno reso subito “famoso” il gruppo: particolare sanguinosità delle loro azioni ed efficacia in tattica e strategia.

Agli albori, il gruppo era al servizio del Cartello del Golfo, ma dopo l’arresto del boss Osiel Cárdenas Guillén il gruppo decise di agire autonomamente nella criminalità messicana. Da quel momento l’espansione dei Los Zetas è stata inarrestabile. Secondo gli ultimi dati, il cartello avrebbe il controllo della criminalità in 11 Stati messicani. A causa delle sue azioni, l’organizzazione dei Sinaloa, altro importante cartello della droga messicano, avrebbe perso nel corso degli anni il suo potere sul territorio, passando dal controllo di 23 Stati a 16. Secondo la DEA americana, Los Zetas è il gruppo paramilitare più violento operante in Messico.

Omar Treviño Morales è solo l’ultima delle teste che hanno guidato il cartello messicano. Dopo la morte del fondatore del gruppo in una sparatoria con l’esercito messicano nel 2002, l’organizzazione venne presa in mano da Heriberto Lazcano “El Lazca”. Z3, questo il suo codice, guidò per 10 anni il cartello, facendone crescere il potere affiliando centinaia di persone e creando una struttura disciplinata, in grado di corrompere a qualsiasi livello. A ucciderlo fu la passione per il baseball: nel 2012, da latitante, decise di assistere a una partita della sua squadra preferita. All’arrivo dell’esercito grazie a una soffiata scoppiò il caos e Lazcano rimase ucciso. Qualche giorno dopo il corpo fu rubato dall’obitorio: un fatto che ancora oggi alimenta le voci che in realtà Z3 sia ancora vivo.

Miguel Trevino Morales
Miguel Trevino Morales

A sostituire El Lazca arriva Morales, il primo dei due fratelli, Miguel Angel. Z40 ha fatto “carriera” con le sue azioni, prima contrastando il cartello di Sinaloa come capo della plaza e poi eliminando i concorrenti in Guatemala. Il 15 luglio del 2013 Miguel venne arrestato, anche lui a Nuevo Leon. Al suo posto il fratello, Omar, arrestato oggi dall’esercito.

Tonnellate di cocaina e marijuana negli Stati Uniti in cambio di milioni di dollari che poi venivano riciclati attraverso le più grandi banche Usa, come Bank of America: è questo l’obiettivo dei Los Zetas, il cui potere si è espanso anche oltre i confini del continente americano. Le mani dei narcotrafficanti hanno raggiunto anche l’Italia attraverso i rapporti con la Ndrangheta. Veri e propri accordi imprenditoriali, con i quali la mafia italiana trasporta la droga dal Messico e la distribuisce nel nostro Paese e in Europa. A far luce sui collegamenti è stata l’indagine congiunta tra FBI, autorità messicane e Carabinieri del ROS che ha portato nel 2008 all’arresto di 200 persone, tra le quali 16 italiani tra New York e la Calabria appartenenti alle cosche degli Schirripa, Aquino e Macrì che gestivano il traffico di cocaina.

Corpi decapitati, cadaveri ciondolanti nelle città in pieno giorno, massacri per le strade: è questo lo stile dei Los Zetas, che tuttavia non lasciano nulla al caso. Sono organizzati, con armamenti sempre all’avanguardia e tecnologicamente avanzati. Spietati nella loro precisione. L’arresto del boss è sicuramente un traguardo importante, ma si tratta della vittoria di una battaglia. La guerra resta lunga e difficile.