Omicidio Nemtsov, tutti i dubbi di (e su) Anna Duritskaja


La modella ucraina, compagna del leader liberale ucciso, è tornata oggi a Kiev. La sua versione non combacia con le immagini registrate dalle telecamere di sicurezza. Ecco i momenti salienti dell’intervista rilasciata al canale Dozhd’


UnknownÈ tornata a Kiev dalla madre malata Anna Duritskaja, unica testimone dell’omicidio di Boris Efimovich Nemtsov, vice di Boris Eltsin e tra i principali oppositori del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.

Era stata trattenuta a Mosca per due giorni da uomini delle forze dell’ordine che, a suo dire, non le hanno spiegato il motivo della permanenza forzata in Russia.

Nella notte dell’esecuzione di Nemtsov, gli agenti l’hanno interrogata fino all’alba. Lei, modella ucraina  23enne, camminava al suo fianco quando i sei colpi della pistola Makarov dell’assassino hanno rotto la calma sul ponte Bolshoj Moskvoretskij, a poche centinaia di metri dal silenzioso Cremlino.

Il video dell’omicidio (Repubblica Tv)

Ha rilasciato agli inquirenti una deposizione confusa. Non ha saputo dire chi abbia sparato al compagno, conosciuto tre anni fa. Non si era accorta di essere seguita. Ricorda soltanto che, all’improvviso, è comparso un uomo alle loro spalle, ha premuto il grilletto, ed è fuggito di corsa su una macchina “di colore chiaro”, di cui non ha saputo dire la targa né il modello.

Ma la telecamera di servizio dell’emittente moscovita Tvcenter la contraddice. La macchina su cui è fuggito l’esecutore materiale del delitto era scura.

Quanto conti il particolare lo valuterà l’intelligenza di ognuno. Certo è che si tratta di un’incongruenza; non l’unica dell’intricato caso Nemtsov. Un particolare stonato che si aggiunge ai molti altri particolari stonati che compongono il mosaico del delitto: lo strano comportamento dello spazzaneve, che ha coperto la scena dell’omicidio negli istanti decisivi; l’evidente competenza professionale dei sicari; il fatto che Nemtsov non è il primo oppositore del potere a fare una brutta fine; le posizioni troppo severe nella condanna del conflitto in Ucraina del leader liberale ucciso; la reazione del portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, che ha immediatamente messo in chiaro il fatto  che Nemtsov non era un pericolo per la politica di Putin.

Coinvolta in una storia di violenza e politica, Anna ha riferito la sua versione in un’intervista trasmessa il 2 marzo a Dozhd’, uno dei rarissimi casi di canale d’informazione indipendente nel panorama dei media russi. Non ha saputo dire molto di più di voler tornare a casa. Ogni volta che le domande si concentravano sui particolari dell’agguato, i “non ricordo” e i “non so” prendevano il sopravvento sul racconto. Di una cosa però Anna si è mostrata sicura: non si è trattato di un delitto passionale.

Il video dell’intervista di Anna Duritskaja all’emittente indipendente russa Dozhd’

Quando le è stato chiesto, più volte, chi l’avesse interrogata quella notte, lei ha esitato. “Erano gli uomini della FSB (il famigerato Federal’naja Sluzhba Bezopasnosti erede del KGB) o appartenevano a un altro dipartimento?”, ha incalzato l’intervistatore. Dopo un momento di silenzio Anna ha risposto con un canonico: “Non lo so”.

Così nel giorno dei funerali di Boris Nemtsov e della sua sepoltura nei pressi del cimitero Troekurovskoe di Mosca, dove riposano le spoglie di un’altra voce contraria dell’era putiniana, Anna Politkovskaja, Anna Duritskaja ha raggiunto l’Ucraina. Non potrà essere presente al funerale del suo compagno. Ma in questo non è sola. Nemmeno Vladimir Putin ci sarà. Intanto il feretro, ancora nella camera ardente, sta già ricevendo il saluto di alcune migliaia di russi.