Cina: boom di click per documentario shock sullo smog


Il reportage che in due giorni ha superato 150 milioni di visualizzazioni è stato censurato dal governo


Heavy Smog Hits East ChinaQuando si tratta di inquinamento, la Cina cerca di parlarne il meno possibile, anche attraverso la censura. Chai Jing, ex giornalista dell’emittente televisiva CCTV ha deciso di rompere il silenzio, pubblicando online un documentario sulla situazione dello smog nel Paese che il soli due giorni ha superato 150 milioni di visualizzazioni online.

Un’ora e 43 minuti di dati, interviste e approfondimenti che svelano l’incapacità del governo di risolvere il problema e il clima insostenibile che ormai si vive in Cina.

Il risultato è stato un successo: Under the dome, “sotto la cupola”, questo il titolo del reportage, è riuscito a sconvolgere il Paese, raccontando la tragica verità: aria, terreno e acque inquinati da ogni genere di sostanza nociva, cadmio e metalli in primis.

Chai, nel documentario costruito alla maniera di una conferenza, con palco e spettatori, parla della crescita industriale, del boom del Paese negli anni Novanta nella quale la Cina non si è preoccupata di definire regole sulle emissioni nocive. Secondo la giornalista, la principale causa dell’inquinamento è l’uso di carbone e petrolio di bassa qualità come materie prime per risparmiare. Ignoranza, assenza di leggi e silenzio dell’amministrazione hanno fatto il resto, causando l’inquinamento che in alcuni giorni non permette nemmeno di uscire di casa. Secondo gli ultimi dati, la Cina contribuisce all’avvelenamento dell’aria con il 23% di emissioni nocive globali. Il 60% delle sostanze inquinanti è causato dal carbone, il 31% dalle emissioni delle automobili, sempre più utilizzate dai cinesi.

 

L’idea del documentario nasce da una vicenda personale. Nel 2013 Chai scopre di essere incinta e quando la bambina nasce con un tumore al polmone, decide di lavorare su un reportage sull’inquinamento nel Paese, probabile causa della malattia della piccola. Il documentario ha l’obiettivo di “rispondere alle tre domande che mi aspetto che mia figlia mi faccia un giorno” spiega la giornalista. “Che cos’è l’inquinamento? Da dove viene? Cosa possiamo fare per eliminarlo?”.

Le reazioni del governo al reportage sono state contraddittorie. Il ministro della Protezione ambientale Chen Jining inizialmente si è congratulato con Chai Jing, e il documentario è stato pubblicato sul giornale del partito, il “Quotidiano del popolo”. Tuttavia, con il crescere dei download e delle visualizzazioni, il Dipartimento della Propaganda ha deciso di eliminare il video dalla rete.

La Cina, alla quale appartiene il triste primato dell’inquinamento mondiale, ha avviato delle politiche ambientaliste, tra le quali un piano quinquennale da 14 miliardi di euro per la riduzione delle emissioni e il bando entro il 2020 del carbone, che verrà sostituito dal gas naturale e dall’energia elettrica. Gli investimenti per le energie rinnovabili sono aumentati in modo massiccio dal 2008, tanto da rendere il Paese leader nella produzione e nell’uso di energia eolica e solare. Ma questo non sembra bastare. “Dobbiamo unirci, protestare” dice Chai. “Dobbiamo diventare cittadini consapevoli”.

Il documentario completo (per ora solo in lingua cinese):