Pd, in 600 in Sicilia minacciano di abbandonare il partito


Iscritti pronti a firmare un documento che contesta le scelte fatte nell’isola. Civati: “Nessuna volontà di rompere il partito ma c’è malessere”


pd_siciliaTerremoto nel Pd siciliano, con circa 600 iscritti che sarebbero pronti ad abbandonare il partito. Lo strappo arriva dopo la decisione del segretario regionale Fausto Raciti di accogliere i deputati di Articolo 4. Si tratta di un gruppo regionale di cinque deputati una volta appartenenti all’Udc di Totò Cuffaro e al Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo. Una mossa che ha provocato malcontento tra civatiani e cuperliani dell’isola, tanto che nelle ultime ore ha cominciato a circolare un documento di critica verso il Pd siciliano.

Lo stesso Pippo Civati ha pubblicato, in un post sul suo blog, la lettera che sta passando di mano in mano tra iscritti e militanti di Catania, Trapani, Enna e Ragusa. “Il Pd – si legge nel documento – è diventato la casa per tutto e il contrario di tutto, anche per chi era considerato il peggior avversario di centrodestra, anche per uomini e donne passate da Cuffaro a Lombardo fino ai lidi democratici”.

“Il Pd – ha commentato Civati – subisce metamorfosi a tutti i livelli. Non so se il diffuso malessere interessa Renzi, Crocetta e il segretario siciliano Fausto Raciti”. Tuttavia, ha spiegato l’esponente della minoranza, “non c’è la volontà di rompere il partito“. Ma il probabile obiettivo, forse, sarebbe proprio quello di creare qualcosa a sinistra del Pd insieme a Sel e a alcuni fuoriusciti dal Movimento 5 stelle. L’intenzione sembrerebbe quella di restituire la tessera di quello che i firmatari del documento descrivono come il partito “dei pochi, dei potenti e dei faccendieri”.

“La Sicilia si candida ad essere laboratorio politico anche in positivo” ha detto oggi a ilfattoquotidiano.it il deputato di Sel Erasmo Palazzotto. Lo smottamento nel mondo dem siciliano è arrivato giusto pochi giorni dopo le dichiarazioni (poi smentite) di Maurizio Landini, leader della Fiom Cgil, che hanno fatto riprendere quota alla possibile nascita di un nuovo partito che accolga gli scontenti del renzismo.

Valentina Spata
Valentina Spata, consigliere comunale di Ragusa

A guidare gli scissionisti che si dicono pronti a lasciare il Pd isolano c’è Valentina Spata, ragusana e referente di Civati in Sicilia. “Il Pd non è più il partito che ho contribuito a costituire” ha detto Spata definendolo ormai come “una sigla unica dove si riparano gli stessi personaggi che hanno amministrato il potere con Cuffaro e Lombardo: non è più una questione morale, ma è una questione di dignità’’. Vi sono poi Danilo Festa, consigliere comunale di Motta Sant’Anastasia (Catania), Nicola Manoli, consigliere comunale di Regalbuto (Enna), e Sabrina Rocca, Danilo Orlando e Lillo Fede, tutti di Trapani.

Decine di amministratori locali e quadri del partito, ma anche centinaia di semplici tesserati che vedono il “bisogno di tornare all’anno zero”. “Il governo della rivoluzione e del fare”, denunciano i dissidenti siciliani del Pd, “si è rivelato solo il governo degli annunci e dei rinvii” e si sarebbe reso colpevole di aver “raccattato” esponenti del centrodestra siciliano: “personaggi ambigui, spesso con un passato di primo piano in giunte e amministrazioni che hanno contribuito a devastare la nostra terra”.

A mettere d’accordo i fuggiaschi del Pd con Sel e i fuoriusciti del M5s potrebbe essere la critica al Jobs act, la vicenda del Muos (la contestata centrale radar statunitense di Niscemi) e la questione dell’acqua pubblica, mai risolta nonostante un referendum abbia sancito il passaggio delle reti idriche ai comuni. La scintilla per avviare la nascita di nuovo partito a sinistra del Pd potrebbe scoccare proprio dalla Sicilia.