Patrimoniale sugli armatori, Tsipras sfida gli oligarchi


Per rimettere in sesto i conti di Atene il premier vuole tassare i ricchissimi tycoon che minacciano di andarsene. 60 famiglie detengono il 16% del mercato globale e generano il 7% del Pil ellenico


Alexis Tsipras
Alexis Tsipras

Mettere in discussione l’indiscutibile. Per Alexis Tsipras il salvataggio della Grecia passa anche attraverso nuove tasse da imporre ai più ricchi del Paese, gli armatori, protetti addirittura dalla Costituzione. La legge fondamentale dello Stato ellenico, all’articolo 89, consente ai proprietari di flotte di non pagare tasse sui profitti generati all’estero. Un trattamento di favore che ha permesso a 60 famiglie di accumulare ricchezze immense (140 miliardi di utili tra il 2000 e il 2010), ma anche di fare del settore uno dei pochi punti di forza dell’economia greca.

Il Porto del Pireo ad Atene
Il Porto del Pireo ad Atene

Il premier deve presentare a Bruxelles un documento che convinca l’Ue a venire incontro ad Atene e a modificare il piano di salvataggio. Tra le misure individuate da Tsipras per dare ossigeno alle casse di Atene ci sarebbe anche una “patrimoniale” di 2,5 miliardi sui super-miliardari, e altri 2,5 miliardi dal recupero di tasse arretrate. Un provvedimento cucito su misura per i potentissimi armatori. “I nostri cittadini hanno pagato un prezzo carissimo alla crisi – ha detto il premier in Parlamento pochi giorni fa – Ora il conto lo devono saldare gli oligarchi che non hanno mai messo mano al portafoglio”. Già nel 2012, con la Grecia sull’orlo del default, l’ex premier Samaras chiese ai super-ricchi una “tassa di emergenza” da 500 milioni. Contributo che i miliardari del Paese pagarono senza fiatare, ma le cifre adesso sono molto diverse.

Un rischio enorme, e Tsipras per salvare i conti rischia di “sparare alle gambe” all’economia greca. I numeri del settore nel mirino del premier sono spaventosi, un business che per il Pil viene solo dopo il turismo. 

Aristotele Onassis, simbolo e mito degli armatori greci, con la moglie Jackie Kennedy
Aristotele Onassis, simbolo e mito degli armatori greci, con la moglie Jackie Kennedy

Gli oligarchi ateniesi dei mari dispongono in totale di 4.707 navi, dal valore complessivo di 105 miliardi. Questo permette alla disastrata Grecia di avere il 16% del mercato globale del settore. Un fiore all’occhiello che genera il 7% del Pil e dà lavoro a 250mila persone. Senza contare che sono sempre gli oligarchi, attraverso le loro fondazioni, a costruire ospedali nelle isolette e a dare da mangiare ogni giorno a 50mila persone povere o senza tetto.

Gli armatori (insieme ai costruttori) sono proprietari anche di tv e giornali, e hanno più o meno occultamente finanziato per decenni i due partiti (Pasok e Nea Demokratia) che si sono alternati al governo e portato la Grecia al disastro. Viceversa, Tsipras e il suo partito Syriza sono esordienti assoluti.

“Sono tranquillissimo – ha dichiarato placido Symeon Pariaros, amministratore delegato della Euroseas – Non vedo come un governo guidato dalla sinistra radicale possa pensare di danneggiare un’industria così importante per il paese”. In caso contrario, il Piano B è già pronto. “Possiamo realizzarlo in 24 ore” rivela uno degli oligarchi. “Leviamo l’ancora e prendiamo residenza fiscale altrove. C’è solo l’imbarazzo della scelta: Monaco, Dubai, Singapore. Oppure in Germania, dove ci sono agevolazioni fiscali fortissime”.

Ai proclami roboanti di Tsipras gli oligarchi hanno risposto con calma olimpica e minacce (neanche troppo velate) di sbaraccare e portare altrove natanti e miliardi. E come con la Germania, il rischio (politico) per il premier è di subire una lezione di brutale realismo.