Spara a piccione: 18 giudici per la condanna. E non è finita


L’avvocato milanese condannato per aver ucciso un piccione nel 2010 continua a fare ricorso. La difesa: i Carabinieri non hanno verbalizzato la morte del volatile


Ci sono 18 magistrati, vari cancellieri e impiegati, un avvocato milanese e i suoi vicini di casa. Non è una barzelletta, ma sono i protagonisti di una vicenda giudiziaria che dura 5 anni. Il tema? L’uccisione di un piccione.

A FERAL PIGEON ('Columba livia') in Madrid (Spain).Tutto è iniziato il 6 giugno 2010, quando un avvocato di 50 anni si affaccia alla finestra della sua villetta nella zona est di Milano e spara ad un piccione, che cade morto nel cortile del condominio a fianco. I vicini, stanchi di questo “hobby” del legale che sembra durasse da 2 anni, chiamano i Carabinieri.

Arrivati a casa dell’avvocato, i Carabinieri lo trovano in stato di ebbrezza: il legale sostiene di aver sparato al piccione perché suo figlio malato “era entrato in coma proprio a causa di uno di questi volatili”. L’accusa formulata dal pm della Procura al gip Bruno Giordano è uccisione di animali con crudeltà e getto pericoloso di cose (ovvero il proiettile) in luogo privato di uso altrui: la condanna è una multa di 8mila euro. 

L’avvocato chiede di essere giudicato con il rito abbreviato: inizia l’iter giudiziario che dura da 5 anni e che ha coinvolto 6 gradi di giudizio. La linea della difesa, riportata dal Corriere.it: le prove erano insufficienti, nessuno ha visto sparare, i Carabinieri non hanno “redatto un verbale per constatare lo stato del piccione”. E “se fosse davvero morto per cause naturali?“. In più la confessione sarebbe “inutilizzabile” perché resa senza la presenza di un avvocato difensore.

La condanna è comunque di un mese e venti giorni di arresto con sospensione condizionale della pena, ma solo per l’uccisione del piccione e non per il “getto pericoloso di cose”.

A giugno 2015 scatterà la prescrizione.  Ma c’è ancora la possibilità di un ricorso in Cassazione: altri sei magistrati.