Ucraina, vertice a Minsk. Razzi su Donetsk: 6 morti


Putin incontra Hollande, Merkel e Poroschenko in Bielorussia. Sale a 16 il bilancio dei morti nella città di Kramatorsj. 19 i soldati di Kiev uccisi nella battaglia di Debaltseve


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Le diplomazie europee siedono di nuovo al tavolo delle trattative. Lo fanno stasera, questa volta a Minsk, per spegnere l’incendio che divampa in Ucraina. Stamattina colpi di artiglieria hanno centrato una stazione degli autobus a Donetsk, baluardo dei separatisti filo-russi: 6 morti e 8 feriti sarebbe il bilancio delle vittime, riferiscono le autorità della Repubblica autoproclamata. Nuova benzina sul fuoco dopo gli scontri nella sacca di Debaltseve, snodo ferroviario strategico, cominciati ieri e ancora in corso: 19 i soldati uccisi e 78 quelli feriti tra le truppe di Kiev, accerchiate dalle forze ribelli. A renderlo noto il portavoce dell’esercito regolare, Vladislav Selezniov, citato dall’agenzia Interfax.

Al vertice a quattro nella capitale bielorussa partecipano il presidente francese François Hollande, quello ucraino Petro Poroshenko, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il leader russo Vladimir Putin. Obiettivo del meeting: la pace nel Donbass. Ancora lontana, visto che nel sud-est dello Stato si continua a morire. Sale a 16 il conteggio delle vittime nella città di Kramatorsj, a 50 chilometri dal fronte e bombardata ieri: i razzi Smerch hanno colpito il quartier generale delle truppe ucraine, che controllano il territorio, devastando anche l’area residenziale. Nell’attacco 66 persone sono rimaste ferite, 11 sono in gravi condizioni.

Gli scontri nella città di Kramatorsk

Summit teso e blindatissimo al Palazzo dell’Indipendenza. Con i negoziati, previsti per le 18 (le 16 in Italia), i capi di Stato punteranno al cessate il fuoco nella zona, al ritiro della armi pesanti e alla creazione di un’area demilitarizzata. Garantito il pugno di ferro con il Cremlino: se i colloqui dovessero fallire, l’Unione europea si dichiara pronta a inasprire le sanzioni contro Mosca. Pressioni anche dalla Casa Bianca, che denuncia il pericolo di un’escalation del conflitto. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva sentito nei giorni scorsi Putin, invitandolo a cogliere l’occasione del vertice: i costi “aumenteranno” per la Russia se non interromperà le operazioni militari nel Donbass. Nel Congresso e nei circoli militari americani l’ipotesi di armare Kiev con equipaggiamenti bellici difensivi è ancora molto accreditata. Lo studio ovale non ha escluso quest’opzione, anche se per Mosca l’iniziativa finirebbe per acuire la guerra.

Non è da meno il presidente ucraino, che alterna speranza a minacce. “Troveremo un compromesso all’interno del Paese, dobbiamo difendere la pace, dobbiamo difendere l’Ucraina”, ha commentato Poroschenko prima di decollare per Minsk. In precedenza, aveva definito l’incontro di oggi come “l’ultima chance” per raggiungere una tregua: l’esecutivo di Kiev si è già preparato a imporre la legge marziale in caso di escalation delle ostilità.

Difficile prevedere l’esito del meeting. Nonostante il tentativo di smussare pretese e abbassare i toni, gli interessi delle parti in gioco appaiono inconciliabili. Il governo ucraino non avrà pace fin quando non avrà restaurato la propria autorità su tutto il Donbass: per questo, Kiev chiede il ritiro delle forze russe e il disarmo totale dei ribelli. In cambio, Poroschenko è pronto a concedere maggiore autonomia amministrativa alle regioni orientali del Paese. Non ci stanno i separatisti, che pretendono l’amnistia per i propri leader, l’indipendenza e il riconoscimento delle Repubbliche di Donetsk e Luhansk.

Il Cremlino, intanto, lavora a favore dei secessionisti: Mosca punta a un’Ucraina federale e alla piena autonomia per i territori filo-russi. E avverte che non sarà mai disposta a rinunciare alla penisola di Crimea. Stati Uniti e Unione europea fanno invece blocco contro Mosca: difendono l’integrità territoriale dell’ex repubblica sovietica, puntano alla creazione di una zona demilitarizzata e al monitoraggio delle frontiere.

Lontano dal tavolo della pace di Minsk, gli scontri tra esercito e ribelli non cessano. Le forze ribelli sono intenzionate a capitalizzare le vittorie in battaglia e le conquiste fatte dall’ultimo fallito accordo di cessate il fuoco, raggiunto il 5 settembre scorso in Bielorussia. Più di 5.400 persone sono morte dall’inizio del conflitto.