Lampedusa, 330 morti in mare. Polemiche su Triton


Consiglio d’Europa boccia piano di pattugliamento delle coste. Unione Europea risponde: “Servono più finanziamenti, agenzia Frontex non è sistema di guardie di frontiera”


sbarchi_lampedusaQuattro gommoni partiti dalla Libia e diretti verso l’Italia. Quattrocentoventi migranti a bordo. Oltre 300 morti in mare. Sarebbe questo il nuovo bilancio di una tragedia che rischia di superare quella dell’ottobre del 2013, costata la vita a oltre 300 persone.

Ieri i morti per il freddo nel Mar Mediterraneo, a largo di Lampedusa, erano 29. Nella mattinata di oggi, il numero delle vittime è salito a oltre 200. E adesso si parla di circa 330 morti, stando alle testimonianze dei 9 sopravvissuti, tratti in salvo in queste ore.

Oltre al barcone raggiunto domenica notte dai soccorritori, infatti, altri due sono stati trovati alla deriva da un mercantile. E un quarto, non ancora avvistato, sarebbe affondato nel Canale di Sicilia.

A rimettere insieme le cifre e a fare chiarezza è il portavoce in Italia dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), Flavio Di GIacomo.

Delle quattro imbarcazioni “uno è il gommone soccorso dalla Guardia Costiera lunedì (con 105 persone a bordo) e che ha visto la morte per ipotermia di 29 migranti – spiega Di Giacomo – Altri due gommoni (con 105 e 107 persone) sono naufragati e i 9 sopravvissuti in mare sono stati soccorsi da un mercantile (e poi trasbordati su un rimorchiatore) e portati stamattina a Lampedusa. Il quarto gommone non sarebbe mai stato avvistato, ma i sopravvissuti affermano che a bordo ci sarebbero state altre 100-105 persone, tutte presumibilmente disperse”.

Si tratta quasi esclusivamente di giovani uomini con un età media di 25 anni e provenienti da paesi subsahariani, in particolare Mali, Costa d’Avorio, Senegal, Niger. “Per alcuni di loro – precisa Di GIacomo – la Libia era un paese di transito, mentre altri vi lavoravano da tempo, infatti parlano anche un po’ di arabo. Hanno raccontato di essere stati costretti a salire sui gommoni con la forza, minacciati da bastoni e pistole, e derubati dei loro avere da parte dei trafficanti”.

unhcr-5Un viaggio obbligato, quindi, che i profughi avrebbero cercato di rifiutare vedendo le condizioni del mare poco favorevoli. Ma, secondo le testimonianze raccolte, sarebbero stati costretti con la forza a salire sulle imbarcazioni dai trafficanti libici. Con la promessa di un viaggio sicuro verso l’Italia, ma forse consapevoli di non avere alcuna possibilità di salvarsi.

La conferma sul numero delle vittime del secondo naufragio era arrivata, proprio questa mattina, direttamente dal portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), Carlotta Sami, che aveva incontrato alcuni dei 9 sopravvissuti originari del Mali e del Senegal, giunti sulle coste italiane con una motovedetta della Guardia Costiera. Anche questi migranti, come i 76 sopravvissuti accolti ieri sull’isola, erano stati recuperati nel mare in tempesta (Forza 8) a 110 miglia da Lampedusa.

“Su questi due gommoni c’erano più di 210 persone, 105 su uno e 107 sull’altro. Uno dei due gommoni è affondato e l’altro si è sgonfiato davanti, provocando il panico a bordo” è la testimonianza di un minore raccolta da Carlotta Sami. Ma le nuove testimonianze dei superstiti, che parlavano di una quarta imbarcazione travolta dalla violenza del mare, avevano fatto crescere le dimensioni della tragedia e le preoccupazioni.

In base al racconto dei sopravvissuti, le due carrette del mare naufragate sarebbero partite sabato insieme al barcone travolto dalle onde che lanciò l’allarme nel pomeriggio di domenica 8 febbraio. Questi due gommoni avrebbero fatto naufragio lunedì pomeriggio tra le 15 e le 16, dopo essere stati travolti dalle onde. E i superstiti si sarebbero salvati solo rimanendo aggrappati per ore ai tubolari prima dell’arrivo del rimorchiatore italiano. Gli uomini della Guardia Costiera hanno trovato 7 uomini su un gommone e due sull’altro, un numero di migranti troppo basso, secondo i soccorritori. Dato che normalmente i trafficanti libici fanno partire le carrette del mare con a bordo un grande numero di persone.

Operazioni Guardia Costiera – Video di Corriere.it

Dopo il difficile salvataggio, la zona del naufragio è stata sorvolata da un aereo ATR 42 in cerca degli oltre 200 dispersi. Ma a causa delle avverse condizioni meteo si riducono sempre di più lle probabilità di recuperare tutti i corpi caduti in mare.

Ora, resta l’allerta massima per il quarto gommone con a bordo un centinaio di persone, tutte date per morte nel Mar Mediterraneo, a causa del maltempo e del freddo. E nonostante le poche speranze di ritrovare qualcuno in vita, la Guardia Costiera non ha interrotto le ricerche in mare. Anche per questo, il velivolo ATR 42 ha lanciato in acqua alcune zattere, per far aggrappare eventuali superstiti.

“L’esperienza ci insegna che su ognuno di questi gommoni vengono imbarcati circa un centinaio di migranti – ha spiegato il capitano di vascello Filippo Marini, responsabile dell’ufficio relazione esterne del Comando generale della Guardia Costiera –  I mercantili hanno raccolto solo nove superstiti, tirate voi le conclusioni”.

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Immagine del Canale di Sicilia

Mentre i cadaveri dei migranti non sono ancora stati recuperati, i corpi dei 29 morti accertati sono stati imbarcati su un traghetto per Porto Empedocle per essere poi sepolti nei 20 cimiteri del comune di Agrigento che si sono offerti di ospitare le salme. L’arrivo delle bare è previsto nel tardo pomeriggio.

I 77 sopravvissuti al naufragio dell’8 febbraio si trovano, invece, nel centro di accoglienza di Lampedusa. Proprio sull’isola, a coordinare le operazioni, sono presenti il prefetto di Agrigento Nicola Diomede e il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini che in queste ore si è rivolta al presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Mi appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi – ha affermato – perchè si faccia promotore di una Conferenza di pace e per i diritti umani a Lampedusa, invitando l’Unione Europea e tutte le Lampeduse del Mediterraneo”.

Sulle carrette del mare, che partono dalle coste del nord Africa nonostante il maltempo, c’erano “uomini e donne, vecchi e bambini che sfidano la morte e spesso soccombono”. “Stanno partendo dalla Libia con condizioni di mare proibitive – ha proseguito il sindaco – Questo significa che l’Africa sta esplodendo e che l’Europa non può più fare la politica dello struzzo”. Poi Giusi Nicolini ha rivolto un appello anche a Papa Francesco, affinché alzi la voce bussando alla porta dell’Europarlamento.

“Mentre dobbiamo seppellire i morti, ci sono i vivi che chiedono aiuto, che hanno bisogno di una casa. La Chiesa, i suoi conventi, le strutture potrebbero accogliere questo popolo disperato, così come aveva sollecitato a fare lo stesso Pontecifice. Perchè nulla si è mosso?”.

Papa Francesco
Papa Francesco

Proprio il Pontefice, a margine dell’udienza del mercoledì in Vaticano, ha dichiarato:

“Seguo con preoccupazione le notizie giunte da Lampedusa dove si contano altri morti tra gli immigrati a causa del freddo lungo la traversata del Mediterraneo. Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime e incoraggiare nuovamente alla solidarietà, affinché a nessuno manchi il necessario soccorso”.

Per quanto siano importanti i messaggi arrivati da più parti, una buona gestione dell’emergenza prevede azioni concrete da parte dell’Europa e non solo dell’Italia.

Questi numeri aprono, infatti, nuove polemiche sull’efficienza del piano europeo di pattugliamento delle coste, Triton, bocciato in queste ore sia dal Consiglio d’Europa, sia dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati.

“La tragedia consumatasi nel Mediterraneo è un’altra sciagura che poteva essere evitata” ha osservato il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks. “Triton non è all’altezza – ha aggiunto – Spero che l’Europa cambi approccio, dando maggiore peso ai diritti umani, e non solo alla sicurezza, e aumenti le vie legali cui le persone possono ricorrere per arrivare sul continente e chiedere asilo”.

Anche il delegato Unhcr per il Sud Europa, Laurens Jolles, ha criticato il piano Triton auspicando un potenziamento delle capacità di salvataggio di vite umane nel Mediterraneo. “Il Governo italiano con Mare Nostrum ha dimostrato l’impegno a voler trovare una soluzione, e l’Unhcr ha più volte fatto appello affinché l’operazione diventasse di gestione europea. Sorprende – ha osservato Jolles – che non ci sia ancora la capacità di farsi carico di questo impegno data l’entità della crisi umanitaria in corso. L’operazione Triton non ha come suo mandato principale il salvataggio di vite umane e quindi non può essere la risposta di cui c’è urgente bisogno”.

Morning_patrol_in_the_delta_region_of_the_Evros_river_1.prop_1200x720.d4682d9fd8Alle accuse avanzate del Consiglio d’Europa, l’Unione Europea ha risposto con le parole di uno dei portavoce della Commissione europea, Natasha Bertaud. “Sul tema dell’immigrazione sappiamo che deve essere fatto di più: Commissione, Stati membri e agenzie europee devono agire tutti assieme. Puntare il dito contro qualcuno non ci porterà da nessuna parte”.

“Dobbiamo essere onesti – ha proseguito – Frontex non è un sistema di guardie di frontiera. Se vogliamo un sistema di guardie di frontiera lo dobbiamo mettere in piedi”. Per migliorare seriamente la situazione, Bertaud riconosce che sarebbe necessario aumentare i finanziamenti. In questo senso, non sono sufficienti i 90 milioni annui di budget previsti. Si tratta, comunque, di una possibilità che devono esaminare tutti gli Stati membri.

In queste ore è intervenuto lo stesso direttore esecutivo dell’agenzia Frontex, Fabrice Leggeri, promettendo che “continuerà a fare del suo meglio per assistere le autorità italiane nelle operazioni di ricerca e salvataggio dei migranti” in difficoltà nel Mediterraneo. Leggeri ha poi ricordato che, dall’avvio dell’operazione Triton, Frontex è intervenuta salvando 6000 dei 19000 migranti arrivati sulle coste italiane.

Eppure, al di là dei numeri, Medici Senza Frontiere chiede all’Unione di rivedere le sue politiche sull’immigrazione, a maggior ragione adesso che le crisi in Siria, Iraq e Libia rischiano di far precipitare la situazione. Sempre più famiglie, infatti, si avvicinano alle coste libiche per sfuggire dalla guerra vedendo l’Italia come un’ancora di salvezza.

la-crisi-in-siria“A causa delle politiche restrittive sul controllo delle frontiere da parte degli stati membri dell’Ue – ha precisato Manu Moncada, coordinatore delle operazioni Msf in Italia – la pericolosa via del mare è per i migranti l’unica alternativa possibile”. Per questo, “l’Italia e gli altri stati membri devono agire ora e assumersi le loro responsabilità per affrontare la situazione ed evitare queste morti inutili”. Msf aveva già sollevato delle perplessità dopo la cessazione di Mare Nostrum ribadisce la necessità di assicurare un soccorso in mare immediato, per salvare più vite umane.

La procura di Agrigento, alla luce degli ultimi fatti, sta valutando l’ipotesi di aprire un nuovo fascicolo d’inchiesta sulla base del racconto dei sopravvissuti. “La polizia non ci ha fatto ancora avere i verbali – ha spiegato il procuratore Renato Di Natale – ma hanno bisogno di tempo”.