Grecia-Ue, è il giorno decisivo. Atene rischia il crac


Oggi riunione straordinaria dell’Eurogruppo. Il ministro delle Finanze tedesco Schaeuble: “Se non rispettano il piano di salvataggio è finita”. Visco (Bankitalia): “Ipotesi Grexit non da porre”


Grexit-Eurozone
Bandiere dell’Ue e della Grecia sul Partenone

Ultimo giro di pista per la Grecia, o la va o la spacca. E mai come questa volta il rischio crac, e fuoriuscita dall’euro, è reale. Il tour de force del ministro-divo Yanis Varoufakis fa tappa a Bruxelles per un vertice straordinario dell’Eurogruppo (il coordinamento dei ministri finanziari dell’area euro). Sul tavolo il pacchetto in quattro punti con cui Tsipras punta ad alleggerire il Memorandum della Troika, il contestato e draconiano piano di salvataggio.

Yanis Varoufakis
Yanis Varoufakis

Il governo ellenico chiede come primo punto la sostituzione del 30% del vecchio accordo con 10 nuove riforme da applicare con la collaborazione dell’Ocse. Al secondo punto l’abbassamento dell’avanzo primario ellenico (la differenza fra la spesa pubblica e le entrate tributarie ed extra-tributarie esclusi gli interessi da pagare sul debito) dal 3 all’1,5% all’anno. La terza richiesta è una riduzione del debito attraverso la trasformazione dei prestiti in bond che possano essere pagati solo se il Paese cresce.

Il quarto punto riguarda la “crisi umanitaria” di Atene. Tsipras chiede a Bruxelles di poter intervenire con misure di sostegno alla popolazione come l’aumento del salario minimo a 750 euro, la concessione di elettricità e buoni pasto alle famiglie indigenti, l’aumento del limite fiscale di esenzione, il ripristino della 13° mensilità per i pensionati minimi e la sanità pubblica per tutti.

In più Atene vuole 10 miliardi di euro per evitare l’insolvenza: 8 dal fondo salva Stati e 2 dalla Bce.

In cambio di tutto questo la Grecia si impegna a rispettare il 70% del piano di salvataggio. “Nessuna parte del programma deve aumentare il debito” garantisce Varoufakis, ribadendo che “non va a Bruxelles per litigare, ma ogni negoziato ha bisogno della disponibilità allo scontro”.

Wolfgans Schaeuble
Wolfgang Schaeuble

“Nein” tedesco. Varoufakis ha definito frau Merkel “la politica più intelligente d’Europa”. Una captatio benevolentiae che non ha intenerito Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze di Berlino. “Se la Grecia non accetta l’ultima tranche di aiuti previsti dal piano di salvataggio è finita” ha detto Schaeuble. “Non avremo nessun nuovo programma” è la linea del ministro tedesco.

Ai rigoristi si affiancano i possibilisti. Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha definito “costruttivi” i colloqui con Atene, e il suo commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici ritiene che la Grecia debba “estendere il programma per avere il tempo di trovare una soluzione di ampio respiro”. L’ipotesi “Grexit” non è credibile anche per il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, “si sta lavorando per un’ipotesi diversa”.

Le richieste “rivoluzionarie” di Tsipras si stanno ammorbidendo sempre di più, come probabilmente ha sempre saputo Angela Merkel. L’annuncio elettorale di una ristrutturazione “unilaterale” del debito ellenico è lettera morta, e la richiesta dei danni di guerra non è ritenuta credibile ma una sorta di “spot” interno. E anche la privatizzazione del porto del Pireo va avanti, nonostante Tsipras ne avesse annunciato il blocco.

Alla fine ciò che vuole Atene è uno sconto sul piano di salvataggio (e la cacciata della Troika) e dieci miliardi cash. La deadline è il 28 febbraio: se non si arriva ad un accordo sul Memorandum (o mantenendolo così com’è oppure rivedendolo) Tsipras deve andare sui mercati da solo, offrendo come garanzie per gli investitori le finanze disastrate di Atene. E non bisogna essere un esperto di economia per capire cosa succederebbe. Epitaffio o rinascita.