Ucraina, Kerry da Poroschenko. Putin mobilita riservisti


Il segretario di Stato Usa: “‘Russia grande minaccia”. Merkel e Hollande volano a Kiev per presentare un piano comune. Nuove truppe Nato in Europa


Kerry_poroschenko L’Occidente non cerca il conflitto. Ma non può tenere gli occhi chiusi di fronte all’aggressione russa all’Ucraina. Per il segretario di stato americano John Kerry non ci sono mezze misure. La soluzione diplomatica è preferibile; ma Washington è pronta anche a un’alternativa. E il piano di rafforzamento delle truppe Nato in Europa chiarisce subito di che alternativa si tratti.

L’inviato americano è volato oggi a Kiev, dove ha incontrato il presidente Petro Poroschenko. Sul tavolo, il dossier russo: in particolare, l’appoggio che il Cremlino fornirebbe ai separatisti nelle regioni orientali dell’Ucraina. La negoziazione di un accordo sulla crisi, ha chiarito il rappresentante della Casa Bianca, passa per due priorità: Mosca deve ritirare il proprio appoggio armato agli indipendentisti e chiudere le frontiere. Non è più possibile accettare che carri armati e combattenti stranieri continuino ad attraversare il confine russo: “La più grande minaccia per Kiev – ha commentato Kerry – è l’aggressione russa nell’est del Paese”.

Parigi e Berlino non stanno a guardare. Anche il presidente francese Francois Hollande e il cancelliere tedesco Angela Merkel sono partiti nel pomeriggio alla volta della capitale ucraina.  Presenteranno una proposta comune per trovare un compromesso che metta d’accordo tutte le parti. “Adesso siamo in presenza di una guerra, e di una guerra che può essere totale”, ha detto Hollande all’Eliseo prima di prendere l’aereo: “Abbiamo preso questa iniziativa, con l’obiettivo non di parlare, ma di trovare un testo che vada bene a tutti”.

La Russia si dice pronta a negoziati costruttivi, ha fatto sapere il consigliere diplomatico del Cremlino Iuri Ushakov. Ma intanto il presidente Vladimir Putin ha mobilitato per due mesi i riservisti. Per domani i due leader europei sono attesi a Mosca, alle 17, per un incontro con il presidente Putin. Al momento, però, un’intesa tra l’esecutivo di Kiev e il governo indipendentista del Donbass pare difficile.

Infografica tratta da BBC

Ucraina_guerraNel meeting con Poroschenko, l’inviato di Washington discuterà di riforme e della possibilità di fornire armi all’esercito regolare. Al vaglio, l’ipotesi di equipaggiare Kiev di armi anti-carro, anti-aerei e anti-mortai. Un piano sempre evitato dal presidente americano Barack Obama, per i timori di un’escalation del conflitto. E che ora viene rivalutato: più di 5mila persone hanno perso la vita dallo scorso aprile e circa 1 milione e mezzo di ucraini hanno dovuto abbandonare le proprie case, dopo che la Russia ha annesso la penisola di Crimea e i ribelli hanno occupato le regioni di Donetsk e Luhansk. Intanto, gli Usa hanno promesso 16,4 milioni di dollari di aiuti umanitari per l’Ucraina.

Dotare l’esercito regolare di sistemi difensivi è un’opzione contemplata anche da Parigi: “La strada dei negoziati e della diplomazia non può essere valida per sempre”, ha precisato Hollande. Per il momento però, questa via rappresenta per gli Stati europei l’unica percorribile. L’offensiva diplomatica è parallela alla decisione della Nato di rafforzare il dispositivo di sicurezza collettivo. Il capo dell’alleanza militare Jens Stoltenberg mostra i muscoli alla Russia e annuncia il piano di aumentare la Forza di risposta atlantica dalle 13 mila alle 30 mila unità. Da predisporre anche una nuova forza di intervento rapido, per un massimo di 5 mila uomini.

In un discorso tenuto a Bruxelles, il segretario generale della Nato ha anche parlato del progetto di realizzare una rete di centri di comando in Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia, Romania e Bulgaria: il deterrente contro eventuali pretese russe nel Baltico. Un’iniziativa che procede di pari passo con l’inasprimento delle sanzioni: altre 19 persone sono state aggiunte alla lista nera dall’Unione europea.

Rimane critica la situazione finanziaria del Paese. Il lungo conflitto, le interruzioni di forniture di gas russo e la crisi economica stanno portando l’Ucraina al collasso. La valuta nazionale, la grivnia, ha toccato il suo minimo storico: il cambio col dollaro è ora 18 a 1. Per questo la Banca nazionale ha alzato il tasso di riferimento, portandolo dal 14 al 19,5%: il rischio del tracollo è stato evitato. Almeno per ora.