Crescita lenta per Italia, Pil decolla nel 2016


Per quest’anno, al ribasso deficit e debito. Pil positivo anche per l’Europa: ma lo slancio è debole


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La ripresa resta fragile, ma almeno comincia a vedersi. La Commissione europea ha diffuso giovedì le sue previsioni invernali: dato positivo per il Pil italiano, che se ingrana quest’anno (+0,6%), decollerà nel 2016 (+1,3%). Giù deficit (al 2,6%) e debito (al 133%), ma la disoccupazione resta alta, toccando quota 12,8% nel 2015. La Penisola rappresenta fedelmente il trend europeo di crescita moderata: il prodotto interno lordo sale dell’1,3% per la zona euro e dell’1,7% nell’Unione.

Il ritrovato slancio italiano deve molto all’export, poiché la domanda interna resta bassa. La riduzione del deficit, invece, ringrazia la minore spesa per interessi. Un calo che sarà più evidente nel 2016, quando il rosso nel bilancio scenderà al 2%: è l’effetto spending review, spiegano da Bruxelles, anche se sarà limitato dalla spesa corrente che aumenta per le misure di sostegno a disoccupati e famiglie. Migliorano anche debito e deficit strutturale italiani: il primo scivolerà al 131,9% tra un anno; il secondo, allo 0,6% nel 2015, cifra al ribasso rispetto alla stima del novembre scorso (0,8%). Un passo avanti, che continua a essere insufficiente.

Resta alta, infatti, la preoccupazione per la sostenibilità del debito pubblico: Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea, ha chiarito che è ancora al vaglio l’ipotesi di una correzione dei conti per l’Italia oltre lo 0,25% annunciato dal commissario per gli affari economici Pierre Moscovici. Un elemento che preoccupa l’esecutivo di Roma, impegnato ad affrontare le difficoltà del mondo del lavoro. Nonostante l’ultimo dato positivo elaborato dall’Istat (+100mila occupati a dicembre), il tasso di disoccupazione scenderà solo nel 2016, quando sarà al 12,6%.

Situazione non diversa nel resto dell’Europa. Per la prima volta dal 2007, quest’anno il Pil dell’Ue torna positivo e continuerà a crescere nel 2016 (+1,9%). Tuttavia, le differenze tra i Paesi membri non mancano: “La Spagna cresce grazie al mercato del lavoro migliorato, la Germania per la ripresa della domanda interna, la Francia rallenta a causa della mancanza d’investimenti, l’Italia torna positiva per l’export ma è fragile”, è il giudizio di queste ore che viene da Bruxelles.

Il petrolio meno caro, il processo di riforma e le iniezioni di liquidità della Banca centrale europea (quantitative easing) rappresentano il motore di questa debole ripresa. Un motore ingolfato, almeno per le agenzie di rating, che parlano di “problemi strutturali di lunga data” che hanno finito per inibire il potenziale di crescita.