2015, fuga da Obama. Hillary Clinton fa “shopping”


Gli uomini (e le donne) del presidente arruolati dalla superfavorita per la nomination democratica. La partita per il 2016 è già iniziata


Barack Obama con Dan Pfeiffer
Barack Obama con Dan Pfeiffer

In fuga verso nuovi lidi. E soprattutto verso il prosieguo della carriera. È quanto sta accadendo nello Studio Ovale della Casa Bianca: di tutti gli staffisti e i consiglieri che hanno lavorato con Obama dal 20 gennaio 2009 (giorno del suo primo insediamento) non è rimasto quasi nessuno. L’unica superstite (finora) è Valerie Jarret, advisor del presidente per gli Affari Governativi.

Poche settimane fa a lasciare il presidente era stato John Podesta, storico stratega del Partito Democratico e già collaboratore di Bill Clinton. Podesta ha lasciato l’incarico di Alto Consigliere per dedicarsi alla campagna elettorale di Hillary Clinton in vista delle Presidenziali del 2016.

Jennifer Palmieri
Jennifer Palmieri

Ed è proprio Hillary, in pole position per la nomination, la calamita che attrae inesorabilmente i pezzi pregiati dello staff di Obama. Lasceranno a breve il presidente, a favore della signora Clinton, anche il consigliere Dan Pfeiffer e Jennifer Palmieri, direttore delle comunicazioni.

Jim Messina nello Studio Ovale
Jim Messina nello Studio Ovale

 

 

 

 

 

 

Jim Messina, campaign manager (capo stratega) di Obama nelle presidenziali del 2012, che lavora già da tempo nel comitato per Hillary, ha affermato che “sarà strana” una Casa Bianca senza Pfeiffer. A conferma del ruolo cruciale che assumono i consiglieri, gli “uomini del presidente”.

Situazione singolare se vista dalle nostre latitudini, ma negli Stati Uniti è quasi fisiologico che un presidente assista al dissolversi il suo “cerchio magico” negli ultimi anni del suo secondo mandato. In Italia sarebbe estremamente difficile (per non dire impossibile) vedere un sottosegretario alla presidenza del Consiglio dimettersi per andare ad aiutare un candidato alle politiche, anche se fosse considerato un possibile vincitore. Oltretutto a quasi due anni dalle elezioni.

Ma il fatto che si cominci così presto ad allestire staff e squadre super-competitive rende l’idea della posta in palio e del tipo di scontro che ci aspetta nel 2016: la madre di tutte le battaglie (politiche).