Siria, il tweet di Kenji Goto: “L’odio non è per gli umani”


Il cinguettio del reporter giapponese ucciso dai miliziani dell’Isis è del 2010. Intanto in Iraq si continua a morire


Unknown-1“Chiudo gli occhi e resto calmo. Se mi arrabbio e urlo è finita. È quasi una preghiera. L’odio non è per gli umani. Il giudizio è in Dio. Ecco cosa ho imparato dai miei fratelli e sorelle arabi”.

Così ha twittato il 7 settembre del 2010 Kenji Goto, il reporter giapponese ucciso dall’Isis. E dopo la decapitazione del giornalista, il suo cinguettio è stato retwittato da oltre 33mila persone. E aggiunto ai preferiti da più di 37mila utenti. Non sono chiare le ragioni che hanno spinto Kenji a scrivere questa frase. Né il contesto.

Kenji Goto era stato catturato lo scorso ottobre in Siria. Si trovava nelle mani dei guerriglieri dello Stato Islamico. Poi le notizie contrastanti sul suo destino. In un primo momento si è parlato di scambio di prigionieri. Si è quindi ipotizzata una sua liberazione, notizia poi smentita. È arrivato infine l’ultimatum: la vita del reporter in cambio della liberazione di Sajida al Rishawi, la terrorista mancata nell’attacco del 2005 ad Amman.  Come epilogo, la triste notizia. L’Isis diffonde un video in cui Goto indossa una tunica arancione, è inginocchiato e dietro di lui c’è un miliziano dell’IS vestito di nero con in mano un coltello. Kenji Goto è stato giustiziato.

VIDEO. GOTO PARLA DI KOBANE. (Tratto dal profilo Twitter del giornalista)

La morte del giornalista ha scosso il Giappone intero. Il Paese però è diviso sui passi da compiere. Il primo ministro Shinzo Abe ha affermato che quanto accaduto “prova una volta di più che la nostra Costituzione è obsoleta. Dobbiamo dotarci di strumenti appropriati per rispondere con le armi alle minacce contro i nostri cittadini”. Il riferimento è all’art. 9, già emendato dal suo governo, che impone al Paese di portare avanti un programma militare soltanto per scopi di auto-difesa.


Dall’altra parte, una fetta della popolazione ritiene che la morte del giornalista sia da attribuire all’inettitudine dell’esecutivo.

E gli orrori non si fermerebbero. Trenta yazidi, tra cui donne e bambini, abbandonati in una fossa comune, sarebbero stati scoperti nei pressi di Sinjar, nel nord-ovest dell’Iraq. E sarebbe solo l’ultima di una serie di sepolture collettive trovate nei territori da dove i jihadisti si sono ritirati, incalzati delle milizie curde dei Peshmerga. A riportare la notizia, l’Ansa.

CARTINA. Dov’è Sinjar. 

Altri morti. Intanto, altri sette miliziani sciiti anti-Isis in Iraq sarebbero stati uccisi. E si conterebbero anche 27 feriti. Questo il bilancio dei combattimenti contro i jihadisti dell’Isis vicino a Samarra, circa 110 chilometri a Nord di Baghdad.

CARTINA. Dov’è Samarra.

Una fonte del comando per le operazioni militari a Baghdad, ha poi riferito che due persone sarebbero state uccise e sei ferite nell’esplosione di una bomba a Talibiya, nella parte Est della Capitale.