Sconto di pena per Berlusconi, 45 giorni in meno


L’ex premier terminerà i servizi sociali il prossimo 8 marzo, anzichè il 23 aprile. Per il cavaliere rimane comunque l’incandidabilità


2015012071449-o_198378 Per molti sarà solo la ricorrenza della festa della donna. Per Silvio Berlusconi, invece, l’8 marzo avrà un significato diverso.

In base allo sconto di pena che gli è stato concesso dal giudice del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Beatrice Crosti, l’ex premier terminerà l’affidamento ai servizi sociali con 45 giorni di anticipo. Il prossimo 8 marzo, appunto, anziché il 23 aprile. Contemporaneamente cadrà anche la pena accessoria di due anni d’interdizione dai pubblici uffici, decisa dalla Cassazione dopo la condanna per frode fiscale nel caso Mediaset.

Berlusconi, quindi, tornerà in libertà, non avrà più vincoli di orario, non sarà più costretto a rientrare nella sua residenza di Arcore entro le 23, né a concordare i suoi spostamenti a Roma. Inoltre, gli sarà restituito il passaporto. Ma resterà incandidabile fino al 2019 per effetto della legge Severino (che introduce il divieto di candidarsi alle elezioni politiche per coloro hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione).

Giornalisti in attesa dell'uscita di Berlusconi di fronte a Cesano Boscone
Giornalisti in attesa dell’uscita di Berlusconi di fronte a Cesano Boscone

“Come per casi analoghi, allorché a un inizio claudicante della misura segue un percorso lineare che porta a valutare in modo benevolo l’andamento, ci si sente di dare rilievo alla coerenza dimostrata coi fatti”. È questa la motivazione fornita dal giudice Crosti che riconosce a Berlusconi “regolarità e costanza”. Importanti, per prendere la decisione, anche le relazioni positive dei carabinieri e dell’Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna).

Il parere del Tribunale è contrario a quello espresso dal magistrato della Procura di Milano, Ferdinando Pomarici, qualche settimana fa. Secondo Pomarici, la richiesta di liberazione anticipata, avanzata dai legali di Berlusconi, non poteva essere accolta, a causa del comportamento negativo del premier nei confronti dei magistrati, negli ultimi mesi.

L’ex premier, dopo la condanna definitiva a 4 anni di reclusione inflittagli nell’agosto 2013, aveva beneficiato di un indulto con una riduzione della pena da 4 anni a uno. Quest’ultimo da non scontare in carcere, né agli arresti domiciliari, bensì presso il centro per malati di Alzheimer di Cesano Boscone, “Sacra Famiglia”, una volta a settimana per quattro ore.

Ora, il totale di ore da trascorrere nel centro è sceso a 168. In tutto, 42 giorni di servizi sociali.

Se lo sconto di pena è una buona notizia per Berlusconi, l’incadidabilità resta un nodo da sciogliere. Da una parte, l’ex premier ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro una sentenza che considera ingiusta. Dall’altra, in base all’articolo 179 del codice penale, potrebbe essere “riabilitato” alla vita politica prima ancora di ricevere un parere da Strasburgo. E la sentenza di riabilitazione, si legge nell’articolo 15 della legge Severino, “è l’unica causa di estinzione anticipata dell’incandidabilità e ne comporta la cessazione per il periodo residuo”.

Paola Severino, Ministro della Giustizia durante il governo Monti
Paola Severino, Ministro della Giustizia durante il governo Monti

Dunque, potrebbero bastare tre anni di buona condotta dal giorno dell’estinzione della pena, cioè dall’8 marzo 2015 all’8 marzo 2018, per ottenere uno sconto anche sull’incandidabilità, al momento fissata fino al 2019.

Addirittura, la cosiddetta clausola Salva-Silvio, contenuta nella delega fiscale in discussione il prossimo 20 febbraio in Consiglio dei Ministri, e congelata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi in seguito alle polemiche, annullerebbe il reato di evasione o frode fiscale sotto il 3% del reddito. Il che avrebbe come conseguenza l’immediata agibilità politica per l’ex premier.