Grecia, Tsipras: “Non ci sarà rottura distruttiva sul debito”


Bloccate le privatizzazioni voluta da Bruxelles della Dei e dell’Admie. Annunciato l’innalzamento dello stipendio minimo di quasi 200 euro


imagesA tre giorni dalla storica vittoria alle elezioni, Alexis Tsipras ha già messo in chiaro, durante l’apertura del primo consiglio dei ministri, che la Grecia seguirà la linea delle riforme e della ristrutturazione del debito, anche se non a prezzo di una rottura totale con l’establishment dell’Unione Europea.

Non andremo ad una rottura distruttiva sul debito. Il governo di Atene è pronto a negoziare con partner e finanziatori per una soluzione giusta e duratura”, ha dichiarato il neo premier, prima di precisare:  “Siamo pronti per affrontare le trattative con l’Ue sulla base del nostro progetto. Smentiremo le Cassandre, non provocheremo alcuna catastrofe ma nemmeno porteremo avanti la politica della sottomissione“.

Parole concilianti, è vero, ma fino a un certo punto, a cui ha fatto seguito una decisione destinata a pesare nel dialogo con Bruxelles e che dimostra l’indipendenza sulla via delle riforme intrapresa da Tsipras. Il governo greco ha infatti annunciato, per voce del ministro della Produzione Panaiotis Lafazanis, la decisone di bloccare le privatizzazioni della Dei (società che gestisce la ristrutturazione del porto ateniese del Pireo) e della Admie (società della rete elettrica), che invece erano state richieste dalla trojka di BCE, Commissione Eurpea e FMI.

Il nuovo governo, definito da Tsipras “di salvezza sociale”, ha come obbiettivo principale salvaguardare prima di tutto la popolazione e il suo benessere. “La nostra priorità dovrà essere quella di affrontare la crisi umana. Il popolo pretende da noi di lavorare duramente per difendere la sua dignità”.

Un intento che si tradurrà in termini concreti nell’innalzamento della della retribuzione minima da 586 a 751 euro. Così, dai microfoni della stazione televisiva Ant1, il ministro del Lavoro Panos Skourletis ha potuto dichiarare senza mezzi termini: “Tra i primi disegni di legge che il governo presenterà, vi sarà quello del ripristino dello stipendio minimo a 751 euro”.

Alle comunicazioni della squadra di governo greca ha risposto in mattinata Pierre Moscovici, commissario europeo per gli Affari economici e monetari, che, intervistato dalla radio France Info ha chiosato: “I greci vogliono l’euro e l’euro ha bisogno della Grecia”. La via da seguire (Moscovici ne è convinto) è quella del dialogo. L’Europa e Atene, infatti, possono avanzare insieme perché entrambi condividono “le stesse finalità”. Sopratutto in questo momento, visto che il paese “ha la capacità di creare lavoro, di ripagare suoi debiti e non mostrar segni di instabilità”. Tradotto: le richieste di ristrutturazione del debito sono tutte da negoziare. Ad ogni modo, assicura Moscovici, il posto della Grecia “resterà nell’Eurozona”.

Ma la vera doccia fredda è arrivata con l’intervento del finlandese Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione. Nulla è cambiato nella linea dell’Europa sulla Grecia, fa sapere Katainen, perché, nonostante tutti siano pronti a collaborare, “le elezioni non hanno cambiato la situazione economica”. Per la questione greca quindi “non ci sono scorciatoie” accettabili: “Governo, Eurogruppo e Commissione devono rafforzare la stabilità invece dell’instabilità”.

Il braccio di ferro è appena cominciato. E sono in molti a credere che sarà decisivo per le sorti del continente e dell’ideale di un’Europa prima o poi unificata.