Un trans in udienza da Papa Francesco


Diego Neri Lejarrega ha scritto al Pontefice. E ha ricevuto ben due telefonate prima dell’invito a Santa Marta


C_4_articolo_2091869_upiImageppUn incontro con il Pontefice che gli ha cambiato la vita: lo descrive così Diego Neri Lejarrega, il transessuale spagnolo che sabato scorso, insieme alla sua fidanzata, è stato ricevuto in udienza privata a Santa Marta, La notizia dell’incontro, apparsa sul quotidiano spagnolo Hoy, ha fatto il giro del mondo.

48 anni, di Plasencia, in Estremadura, Diego ha cambiato sesso, diventando uomo, otto anni fa. Una scelta che lo aveva emarginato dalla Chiesa: cresciuto in una famiglia cattolica, credente, praticante, era stato cacciato più volte dai parrocchiani – “Come osi venire nella tua condizione? Non sei degno”; ma anche l’accusa di essere “figlia del diavolo”-. Supportato dal vescovo di Plasencia, Amadeo Rodriguez Magro, Diego racconta al quotidiano spagnolo, che pubblica la sua foto seduto sugli scalini della chiesa di San Esteban, a Plasencia, di aver trovato il coraggio di scrivere al Pontefice. “Mai prima avrei osato, ma con papa Francesco sì; dopo averlo sentito in molti interventi, ho sentito che mi avrebbe ascoltato”. E così è stato. Il Pontefice ha alzato il telefono e l’ha chiamato due volte, il giorno dell’Immacolata, quando gli ha detto di essere rimasto colpito dalla sua storia, e poi proprio sotto Natale, quando è arrivato l’invito a Santa Marta. Telefonate accolte con incredulità, “perché io so che il mio caso non è nulla, che ci sono tante persone che soffrono a questo mondo, che non merito l’attenzione del Papa”.

Ma Francesco ascolta e ancora una volta sceglie di non chiudere nessuna porta. La Chiesa “non ha paura di mangiare bere con le prostitute e i pubblicani”, aveva detto a conclusione della prima parte del Sinodo. Intanto, ieri, il cardinale Angelo Bagnasco davanti al Consiglio del Cei, la Confraternita episcopale italiana, ha pronunciato il suo no deciso all’insegnamento della cultura gender nelle scuole. Un no che era stato pronunciato anche dal pontefice nel suo viaggio a Manila, quando aveva denunciato i tentativi di “ridefinire l’istituzione del matrimonio” e aveva detto che “imporre libri sul gender è come tornare alla gioventù hitleriana o al fascismo”. Precisando però che “la famiglia non è un terreno sul quale combattere battaglie ideologiche”. 

Bagnasco è tornato sul tema di quella che considera una vera e propria “colonizzazione ideologica”. Da qui l’interrogativo: “I libri dell’Istituto A.T. Beck, dal titolo accattivante `Educare alla diversità a scuola´ e ispirati alla teoria del gender, sono veramente scomparsi dalle scuole italiane?”. Un vero e proprio pericolo secondo il cardinale perché con la loro diffusione “si vuole colonizzare le menti dei bambini e dei ragazzi con una visione antropologica distorta e senza aver prima chiesto e ottenuto l’esplicita autorizzazione dei genitori”. Un impegno necessario, secondo Bagnasco, perché “l’educazione della gioventù è talmente delicata e preziosa che non ammette ricatti o baratti di nessun tipo e in nessuna sede”.