Grecia verso le urne. Tsipras a un passo dalla maggioranza


Domenica, le elezioni anticipate che eleggeranno il nuovo esecutivo. Chiamato a risolvere la stasi di un’economia da sei anni in crisi, piegata dall’austerity


elezioni-grecia-2012-euro-dracmaDomenica 25 gennaio 2015: l’appuntamento per oltre 11 milioni di greci è con le urne. E con una scelta politica dai forti connotati economici.

Perché i problemi che da sei anni affliggono Atene sono nodi tragicamente venuti al pettine, che chiedono presto di essere risolti da un nuovo governo che metta fine alla politica di austerità imposta dall’Unione Europea e prema l’acceleratore della ripresa e dello sviluppo. In un Paese in campagna elettorale dallo scorso 29 dicembre, dopo che la mancata elezione del presidente della Repubblica lo aveva condotto al voto anticipato.

E allora via alla competizione, in un clima di richieste, pretese, speranze, favoriti in ascesa (Alexis Tsipras, leader di Syriza, il partito di sinistra) e premier in declino (Antonis Samaras, Primo Ministro uscente espressione di Nea Demokratia, centro-destra).

Il tutto condito da un’abbondate dose di incertezza. L’incertezza dei greci – passati sotto le forche caudine di 12 finanziarie di fila che hanno ridotto di un quarto il Pil del Paese e fatto arrivare la disoccupazione alla soglia del 26%. L’incertezza di Bruxelles – che guarda con accesa curiosità al voto di domenica e teme la vittoria tanto di Syriza quanto della destra estrema di Alba Dorata, animata da fortissime pulsioni  anti-europeiste e dal desiderio di vedere la Grecia fuori dall’Unione. Ma che comunque mantiene, tramite i suoi organi centrali e le sue voci, un atteggiamento non prevenuto nei confronti della situazione ellenica. A patto che “chiunque vinca dovrà mantenere gli impegni presi con i creditori” – si è affrettato a sottolineare ieri il presidente della Commissione Jean Claude Juncker.

L’unica certezza, per quanto labile possa essere, è quella dei sondaggi. Secondo le previsioni, quelle di domenica saranno le elezioni di Alexis Tsipras, con Syriza a un soffio da quella soglia del 35-37% che le permetterebbe di raggiungere la maggioranza assoluta e governare in autonomia (secondo lo studio condotto dalla società Gpo per conto della televisione privata Megatv, attualmente il partito  è al 32,5% delle preferenze).

E nel comizio di ieri sera – nell’affollata piazza Omonia riempita fino all’inverosimile di cittadini, elettori, supporters e bandiere – Tsipras ha dato l’ennesima prova di quel coraggio che lo sta facendo volare anche nei sondaggi. “Domenica volteremo pagina e inizierà una nuova era. La paura è finita. E’ l’ora della speranza e di un’Europa governata dai popoli e dalle democrazie e non dalle mail e dagli ultimatum di Ue, Bce e Fmi” – ha urlato al fianco di Pablo Iglesias – leader del partito spagnolo  Podemos, altro personaggio chiave della lotta politica in chiave anti-austerità – che con lui forma la “strana coppia” Tsiglesias. 

Di fronte a tutto questo l’immagine dello sfidante, il Primo Ministro uscente Antonis Samaras, esce rimpicciolita, impaurita, barcollante. Debole. Così come il premier – sempre ieri – è apparso nella conferenza stampa a reti unificate, che ha convocato in fretta e furia convinto che Bruxelles avrebbe escluso la Grecia dal suo programma di sostegno all’economia dell’eurozona: un leader senza argomenti capaci di fare breccia tra i greci, che dal cilindro della sua campagna elettorale ha saputo solo far uscire il coniglio della “paura“. “Syriza ci porterà fuori dall’Euro e ci trasformerà in una Corea del Nord Europea” ha detto. “Non buttate al vento cinque anni di sacrifici” – ha poi rincarato la dose, sperando così di convincere quel 10% di elettori che i sondaggi inquadrano come indecisi e che domenica potrebbero fare la differenza.

Tutto si gioca sulle spalle di una fetta di torta. A cui i partiti in ballo guardano con fame sempre più vorace, a due giorni dall’ora X dell’apertura dei seggi. Partiti che, insieme e divisi in due poli: formano una galassia quanto mai frammentata. Eccone i principali protagonisti:

Syriza. Acronimo di “Coalizione Radicale della Sinistra“, è solo formalmente un partito, dal momento che lega in alleanza le sigle della sinistra estrema con i socialisti moderati. Fondata nel 2004, si riunisce attorno alla figura del carismatico leader Alexis Tsipras, già militante del partito Comunista greco (il KKE), sorto agli onori della cronaca politica nel 2006, quando si candidò per la carica di sindaco di Atene. Syriza esplode nel 2008, diventando il catalizzatore delle proteste elleniche contro l’austerity e mantiene fino a oggi un fortissimo tasso di crescita dei consensi, strappando elettori soprattutto al partito di governo. E proprio la lotta all’austerità e alle imposizioni di Bruxelles è il cuore della sua proposta elettorale. Anche se, dall’inizio della campagna, Syriza ha reso più morbide le sue posizioni in fatto di euro. In un primo momento fautore della proposta di uscita dall’eurozona, la linea politica alla vigilia del voto, invece, è quella della negoziazione: rimanere nell’eurozona, ri-patteggiando però le condizioni per la restituzione del maxi-prestito della Trojka.

Nea Demokratia. E’ il partito del leader uscente, il Primo MInistro Antonis Samaras. Conservatore, fino all’indizione delle elezioni anticipate è stato al governo nella coalizione messa in piedi assieme ai socialisti di Pasok, anch’essi in corsa – ma autonomamente – per domenica. Mantenere la Grecia nell’eurozona e assicurare la restituzione del prestito concesso ad Atene da Bruxelles e dal Fondo Monetario Internazionale sono stati gli imperativi della sua opera politica. Durante i sei anni di recessione, il governo di Samaras ha cercato di stabilizzare l’economia ricorrendo allo strumento dell’austerità e delle finanziarie (ne ha realizzate 12) – inimicandogli un’opinione pubblica da sempre contraria al taglio feroce delle spese in ogni settore, soprattutto in quelli del Welfare, delle scuole e della sanità.

To Potami (Il Fiume). E’ il partito politico di centro-sinistra fortemente europeista, fondato lo scorso anno dall’ex giornalista televisivo Stavros Theodorakis. Che si è dichiarato pronto a coalizzarsi con qualsiasi partito che faccia della lotta corruzione la priorità del suo mandato. Incoronato dai sondaggisti come terzo partito ellenico, potrebbe giocare un ruolo strategico nel caso in cui né Syriza né Nea Demokratia riuscissero a superare la soglia del 36% necessaria per governare da soli.

Alba Dorata. Secondo i sondaggi, i neo nazisti di Alba Dorata – ad Atene – rappresentano la quarta forza politica. Ribadendo il successo che, nel 2014, ha permesso a questa formazione di estrema destra di raggiungere lo storico risultato di tre deputati al Parlamento europeo. Esplosa durante la crisi economica ellenica, Alba Dorata è un partito xenofobo guidato da Nikos Michaloliakos, che assieme ad altri membri, è tuttora sotto custodia per l’omicidio di un musicista anti-razzista avvenuto nel 2013. I neo nazisti greci sono accusati di attacchi contro gli immigrati e contro i loro oppositori politici. Per il voto di domenica, le previsioni degli analisti sono più che positive, stimando la conferma dei consensi finora ottenuti.