Crisi del rublo, ora la Russia fa paura e vende i suoi dollari


Il primo ministro Medvedev ha convocato una riunione di emergenza con l’establishment economico russo. Gli Stati Uniti pronti a nuove sanzioni contro Mosca


images-1A Mosca ha fatto la sua comparsa la paura. Il crollo inarrestabile del rublo rievoca i terribili anni ’90. Anche se gli economisti assicurano che non si verificherà un nuovo default come nel 1998, molti cittadini sono pronti a ritirare i risparmi dagli istituti bancari. Una filiale di Sberbank nel centro della capitale è rimasta con soli 100 dollari in cassa martedì scorso, segno di un clima teso, ben più concreto delle speculazioni degli esperti.

Voci preoccupate si levano anche dai piani alti dell’establishment economico russo. Sergej Shvetsov, vice governatore dell’Istituto centrale di Mosca, ha dichiarato senza mezzi termini: “La situazione è critica. Un anno fa non avrei mai potuto immaginare che una cosa del genere sarebbe potuta accadere, nemmeno nei miei peggiori incubi”.

Dal canto suo il primo ministro Dmitrij Medvedev ha convocato una riunione di emergenza nella sua residenza privata a Gorki. Presenti tra gli altri la direttrice della Bank Rossii Elvira Nabiullina e i vertici delle istituzioni economiche più importanti del Paese. Al termine del summit, Medvedev ha cercato di smorzare l’allarme: “Lo sapete, il Paese dispone delle risorse monetarie necessarie per raggiungere i suoi obiettivi economici. E anche gli strumenti di mercato indispensabili per garantire la domanda corrispondente”.

La Russia può contare, a differenza di 16 anni fa, su riserve enormi di denaro, stimate in 416 miliardi di dollari, con cui tamponare il dissanguamento ed evitare l’incubo dell’insolvenza. E intanto il Ministero delle Finanze ha annunciato di aver venduto valuta estera per sostenere quella domestica, con l’obbiettivo di “fermare i baccanali sul mercato dei cambi”.

E mentre l’Orso russo è in preda alla crisi, gli Stati Uniti si preparano all’offensiva. Il presidente Barack Obama è in procinto di firmare nuove sanzioni. “La combinazione delle nostre sanzioni, l’incertezza che hanno creato con le loro azioni internazionali e la caduta del prezzo del petrolio, ha portato l’economia russa sull’orlo del precipizio” ha commentato Jason Furman, consigliere dell’uomo più potente del mondo. Un modo per affermare che, se davvero era iniziata un’altra guerra fredda con l’espansionismo di Putin oltre i confini ucraini, questa potrebbe finire come la precedente: con Mosca sconfitta prima sul piano economico, che su quello politico-militare.